Lotito tra dubbi e tormenti: il presidente è stanco di vedere la sua squadra giocare male

Lotito tra dubbi e tormenti: il presidente è stanco di vedere la sua squadra giocare male

ROMA – E’ raro sentire i tifosi fischiare la propria squadra, dopo una partita vinta. Alla Lazio accade anche questo. Una situazione paradossale, che rispecchia la realtà del momento difficile: mancanza di gioco, confusione in campo che sconfina nell’anarchia tattica, pubblico scontento che s’interroga su quello che sta succedendo. Anche…

ROMA – E’ raro sentire i tifosi fischiare la propria squadra, dopo una partita vinta. Alla Lazio accade anche questo. Una situazione paradossale, che rispecchia la realtà del momento difficile: mancanza di gioco, confusione in campo che sconfina nell’anarchia tattica, pubblico scontento che s’interroga su quello che sta succedendo. Anche Claudio Lotito, che ha lasciato lo stadio molto contrariato, per la sconcertante prestazione dei biancocelesti, si sta interrogando su cosa fare per invertire la tendenza negativa.

LE STRADE – Il presidente, constatata l’incapacità della Lazio di ritrovare un’identità di manovra e una ferma e lineare leadership, è davanti a un bivio: o chiamare un traghettatore fino a giugno, o affidare la Lazio a un allenatore con contratto di almeno un anno a mezzo. A livello economico la differenza è sostanziale. Però, in questo caso, ad alimentare i dubbi del patron, non sono i soldi ma la paura di sbagliare scelta. Nel caso decidesse di optare per il traghettatore, l’unico nome veramente caldo è quello di Reja: conosce i calciatori, lo spogliatoio, l’ambiente e ha già guidato la Lazio fuori dalle secche in un altro periodo delicato. Arriverebbe e saprebbe subito come muoversi. Nel caso volesse fare una scelta di programma, invece, i nomi in ballo sono diversi e su tutti esistono delle remore. Trapattoni piace ma ci sono perplessità sull’età. Mihajlovic interessa però si nutrono dubbi sulla sua esperienza da allenatore ancora breve; stesso discorso su Di Matteo, mentre Bollini sarebbe all’esordio in serie A. Lotito quindi, nonostante le dichiarazioni di facciata, sarebbe orientato a rimuovere Petkovic ma deve ancora capire qual è la decisione migliore. Continua a ripetere che nell’organico ci sono 13 nazionali, gli concede alibi, quando parla degli infortuni, sostiene che non sempre lo shakeraggio assicura un ottimo drink. Ma sarà colpa del bicchiere, o degli ingredienti e del barman? E allora il rischio più grande è che il presidente opti per la terza soluzione: quella di confermare ancora un tecnico nel quale non nutre più piena fiducia.

 

BASTA ALIBI – Petkovic continua ad accampare scuse, perché gli infortuni li hanno avuti anche Inter e Fiorentina, però il loro peso specifico e la loro incidenza sul campionato è diversa. Alla Lazio manca uno spartito tattico consolidato e certezze. Se Candreva gioca da solo contro tutti, o tira da Piazza Mazzini, qualcuno deve dirgli che non va bene: e chi deve farlo? E la gestione di Anderson? E quella di Keita, relegato in panchina nonostante sia il più tonico? Qual è la formazione titolare? L’allenatore bosniaco, invece di cercare alibi, dovrebbe rispondere ai quesiti che frullano nella mente dei tifosi. Gli stessi che delusi, stufi e rassegnati, stanno allontanandosi. Tutti possono rassegnarsi, tranne il presidente. Nei momenti cruciali deve avere il coraggio delle scelte lungimiranti perché, non intervenire quando serve, significa peggiorare la situazione. Di questo passo si resterà avviluppati in una stagione anonima e si perderà un altro anno. (Il Messaggero)

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