Lotta salvezza: 2 anni fa Candreva era fra i “nemici”

Lotta salvezza: 2 anni fa Candreva era fra i “nemici”

ROMA – C’era anche lui il 6 gennaio 2010, in quel Lazio-Livorno che assomigliava a questo qui, lo spettro della Serie B, la bufera dentro e fuori Formello, un allenatore in discussione e presunti big il cui rendimento era ampiamente al di sotto della sufficienza. C’era anche Antonio Candreva, ma…

ROMA – C’era anche lui il 6 gennaio 2010, in quel Lazio-Livorno che assomigliava a questo qui, lo spettro della Serie B, la bufera dentro e fuori Formello, un allenatore in discussione e presunti big il cui rendimento era ampiamente al di sotto della sufficienza. C’era anche Antonio Candreva, ma dall’altra parte, nel Livorno: avversario allora, oggi «capitan ci penso io» della Lazio. Sì, ci pensa Candreva. Conviene almeno crederlo, conviene di sicuro affidargli le speranze di rinascita: lui e pochi altri, lui e Klose, lui ed Hernanes. E chi, sennò, dovrebbe tirar fuori i biancocelesti dalle sabbie mobili?

Gioie e dolori – Oneri e onori, Candreva si carica tutto sulle spalle: gioie e dolori, applausi e responsabilità. Lo sente sulla pelle che la Lazio è sballata, la classifica è sballata, il momento è sballato. Lo si vede pure in campo, lui sempre così frenetico nel fare il suo gioco: corse, dribbling, allunghi e tiri in porta. Ma frenesia non è nervosismo. Ecco, Candreva nei minuti giocati contro il Trabzonspor è apparso nervoso, più che frenetico. Alla fine se l’è presa con gli avversari che perdevano tempo, ha pure rimediato un cazziatone da Klose per non essere andato a chiudere in maniera decisa quella volata sulla fascia del tedesco. Perché adesso che fisicamente sta bene, ora che le gambe rispondono, è la Lazio tutta che non gira come dovrebbe.

 

Nel tridente – Oggi tornerà titolare, dopo il riposo parziale in Europa League. Petkovic l’ha centellinato, consapevole com’è il tecnico che Candreva è carta troppo importante per giocarsela con superficialità. È un jolly, Antonio. Che oggi farà parte del tridente titolare: lui e Lulic a fare da spalla a Klose, e sì che Miro ne ha bisogno. Il tutto contro il Livorno, che è la quart’ultima difesa della Serie A, oltre che una rivale da allontanare prima di essere costretti a ragionare in altra maniera.

Giornata da ex – È la partita più delicata della stagione, almeno fin qui: inutile girarci intorno. Lo è diventata, delicata, per una classifica deficitaria al punto da far pesantemente traballare la panchina di Petkovic. E allora, di fronte a un bivio così importante, Candreva sarà costretto a lasciar da parte i sentimenti. Perché il Livorno per lui non è un avversario qualsiasi. È l’unica altra squadra con la quale si è sentito pienamente realizzato, oltre alla Lazio. Non è un caso che proprio con il Livorno abbia conquistato per la prima volta la Nazionale: un mese e mezzo prima di quel 6 gennaio, Candreva fu chiamato da Lippi ed esordì contro l’Olanda. Di acqua da quel giorno ne è passata tanta: la Juventus, il Parma, il Cesena, la chiamata all’ultimo minuto del mercato di Tare e Lotito, il ritorno in azzurro. Il mondo di Candreva è andato avanti. È quello della Lazio che sembra essere tornato indietro, a quel 6 gennaio, a una stagione che fa paura solo pensare di accostarla a quella di Ballardini. Il copione, allora, fatelo scrivere ad Antonio.

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