MATCH DAY – Lotito e Mancini: loro due? Amici mai!

MATCH DAY – Lotito e Mancini: loro due? Amici mai!

ROMA – Niente Lazio, niente Formello. Claudio Lotito ha festeggiato il suo cinquantottesimo compleanno a Salerno. Luca Polce, suo fidatissimo autista da quasi vent’anni, lo ha accompagnato all’Arechi dove si celebrava la promozione in B della Salernitana. Negli ultimi tre mesi, da quando Pioli aveva avviato la serie lunga otto…

ROMA – Niente Lazio, niente Formello. Claudio Lotito ha festeggiato il suo cinquantottesimo compleanno a Salerno. Luca Polce, suo fidatissimo autista da quasi vent’anni, lo ha accompagnato all’Arechi dove si celebrava la promozione in B della Salernitana. Negli ultimi tre mesi, da quando Pioli aveva avviato la serie lunga otto vittorie consecutive con il blitz di Udine, Lotito ha evitato di seguire la Lazio in trasferta e non ha più incontrato la squadra biancoceleste alla vigilia delle partite interne nel ritiro di Formello. Questioni scaramantiche. All’Olimpico, invece, si è sempre presentato, come accadrà stasera, sfidando l’Inter di Mancini ed Hernanes. A Bergamo ha deciso un gol di Biava, che disse no al rinnovo per riavvicinarsi a casa e Lotito ha affettuosamente rimproverato a Reja, suo ex allenatore, il pareggio imposto dall’Atalanta. Con il Profeta il rapporto era stato ottimo sino alla notte di Napoli, fine gennaio 2014, quando si crearono i presupposti per il divorzio e la cessione all’Inter. Con Mancini, invece, c’è sempre stata freddezza. Mai amici e spesso su fronti contrapposti, come è accaduto anche l’estate scorsa.

 

 

Causa. L’ex numero 10, decisivo durante la gestione Cragnotti per vincere lo scudetto e portare la squadra biancoceleste ai vertici del calcio europeo, è stato anche l’ultimo allenatore della Lazio prima dell’ingresso di Lotito nell’azionariato. L’ultimo di una Lazio da Champions nel biennio targato Capitalia. Aveva perso, appena insediato al posto di Zaccheroni, Nesta e Crespo, ma era rimasto ai vertici. Un quarto e un sesto posto, una semifinale di Coppa Italia, la partecipazione alla Champions dopo aver eliminato il Benfica ai preliminari, la Coppa Italia alzata a casa della Juve. Se ne andò i primi giorni di luglio del 2004 firmando la rescissione del contratto con Masoni (all’epoca amministratore delegato della Lazio) per accettare la proposta di Moratti e dell’Inter. Un divorzio, poche settimane dopo, contestato da Lotito, subito impegnato nell’opera di risanamento e di azzeramento dei debiti. Mancini è stato uno dei primi a fargli causa. Una vertenza vinta nelle aule dei tribunali. Le tensioni dell’addio erano emerse ancor prima con la Curva Nord. Qualche anno di freddezza e il chiarimento siglato nel maggio 2014 in occasione del quarantennale del primo scudetto, intitolato “Di padre in figlio”. Mancio partecipò alla festa e venne osannato dai sessantamila dell’Olimpico. Nazionale.Se con Mihajlovic gli incontri casuali di Cortina e una telefonata nei primi giorni di presidenza (fine luglio 2004) stabilirono un certo tipo di comprensione, tra Lotito e Mancini ha prevalso il gelo dall’inizio. L’unica circostanza in cui si avvicinarono, con grande fatica, nell’estate 2010, quando il Manchester City supervalutò Kolarov, acquistandolo per 20 milioni di euro più il cartellino di Garrido dopo una lunghissima trattativa condotta senza contatti diretti tra i due. Le strade tra Lotito e Mancini si sarebbero potute incrociare (per le circostanze) in Federazione, ma proprio perché non c’è mai stato rapporto l’ipotesi abortì sul nascere. Mancio era libero in estate e sarebbe stato disponibile ad abbracciare la nazionale, ma difficilmente sarebbe andato a Coverciano a lavorare per Tavecchio. Lotito era già al telefono con Conte e in caso contrario avrebbe spinto per altre soluzioni. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy