Nel derby numeri da record: cuore Ledesma, anima laziale.

Nel derby numeri da record: cuore Ledesma, anima laziale.

Con 287 presenze nella Lazio è ottavo nella classifica assoluta Derby da record: ha recuperato 31 palloni, nessuno come lui ROMA – C’era una volta e c’è anche oggi, resistente a tutto e a tutti: ne ha prese di “botte”, al volto e al corpo, non l’hanno mai steso. L’ultima…

Con 287 presenze nella Lazio è ottavo nella classifica assoluta Derby da record: ha recuperato 31 palloni, nessuno come lui

ROMA – C’era una volta e c’è anche oggi, resistente a tutto e a tutti: ne ha prese di “botte”, al volto e al corpo, non l’hanno mai steso. L’ultima bandiera sventola, non vola via. L’ultima bandiera ha resistito alle intemperie, ai cambi di programma, tecnici e di pensiero, alle mode del momento e del mercato. Cristian Ledesma ha la pellaccia dura, è rimasto in piedi un’altra volta nonostante i gonfiori. Il ko non esiste per lui, essere giganti non vuol dire essere alti e grossi. Ledesma si è rialzato un’altra volta, sembrava finito al tappeto, schiacciato dal volere di Petkovic, scalzato dall’arrivo di Biglia. E’ tornato al centro della Lazio, nel cuore del centrocampo, ricollocato da Reja per la seconda volta in quattro anni.

 

 

 

I NUMERI – Mister Lazio è lui, il premio fedeltà lo merita di diritto: 287 presenze biancocelesti, è ottavo nella classifica di tutti i tempi, ha scavalcato Renzo Garlaschelli ed Enrique Flamini, el Flaco argentino. Cristian Ledesma avanza nel tempo, è ad un passo dal settimo posto occupato da Idilio Cei (290 presenze laziali), punta D’Amico (336 apparizioni) e Marchegiani (339 firme), sono sesti e quinti nell’elenco assoluto. Dal quarto al primo posto sono piazzati Puccinelli (342), Negro (376), il capitano-eroe Wilson (400) e Giuseppe Favalli (401 presenze).

 

IL TRAGUARDO – Cristian non s’è fatto mancare nulla e nulla gli hanno risparmiato in questi otto anni di militanza. Le 287 presenze laziali presto diventeranno 300, può raggiungere la cifra tonda in tempi brevi, si catapulterà al settimo posto della classifica di fedeltà. La Lazio se l’è tenuta stretta, nessuno è riuscito a togliergliela. Nella vita bisogna saper remare anche controcorrente, non lamentarsi e resistere, avanzare. Ledesma non ha mai giocato da solo e ha sempre passato la palla. Ha corso senza fiato, ha lottato dolorante. L’arrivo di Biglia all’inizio è stato ingombrante perché Petkovic non l’ha saputo gestire. Ledesma ha atteso il tempo della rivincita pur friggendo in panchina, alla fine hanno dovuto trovare posto per due, ma Cristian deve starci.

 

 

 

IL DERBY – Ledesma è sempre Ledesma, il suo calcio è efficace e a volte sa essere spettacolare. Il lancio lungo indirizzato sui piedi di Klose nel primo tempo di Lazio-Roma (Miro ha fallito l’aggancio) è stato pensato e realizzato in un nanosecondo. Senza di lui non c’è equilibrio, lo dicono i numeri. S’è ripreso la Lazio e ha iniziato a scalare le classifiche di rendimento. Ledesma, sempre lui, è il centrocampista laziale che finora ha effettuato più respinte difensive in campionato, sono 34. Ha accusato i danni provocati dall’inattività, s’è rimesso in marcia, di omaccioni così c’è sempre bisogno in campo. Ledesma è in ascesa, solo Antonio Candreva ha effettuato più passaggi di lui (809 contro 784). Nel suo diciassettesimo derby (record eguagliato) con 31 palloni recuperati è stato l’arpionatore di tutta la partita, nessuno come lui nella Lazio e nella Roma. I suoi racconti riecheggiano, tutto riconduce qui: «Il mio primo pallone era un pallone eterno, non so quanti anni sia durato perché tutte le volte che io e i miei fratelli lo bucavamo papà si metteva a ricucirlo pazientemente…». Le vecchie bandiere non fanno strap . (Corriere dello Sport)

 

Cittaceleste.it

 

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