Petkovic, è finita ora Reja in pole

Petkovic, è finita ora Reja in pole

E’ finita. Petkovic si accomodi, è fuori. «Aspetto Babbo Natale…», ha chiuso con una battuta e con quattro gol sul groppone, senza ridere, così come aveva iniziato in Supercoppa. E’ diventato un ex, Vlado Petkovic, sotto il suo albero c’è la letterina di licenziamento. Lotito non ha più parole e…

E’ finita. Petkovic si accomodi, è fuori. «Aspetto Babbo Natale…», ha chiuso con una battuta e con quattro gol sul groppone, senza ridere, così come aveva iniziato in Supercoppa. E’ diventato un ex, Vlado Petkovic, sotto il suo albero c’è la letterina di licenziamento. Lotito non ha più parole e non ha più bonus, s’è preso qualche ora di tempo per decidere, ci ha dormito su, è stata solo una riflessione simbolica. L’esonero ormai è deciso, sarà annunciato nelle prossime ore. Le “tre partite” concesse dal presidente sono scadute, in pole per la sostituzione c’è Edy Reja, il salvatore del 2010, un caro amico della Lazio.
Edy è nella sua casa di Lucinico, la chiamata potrebbe riceverla oggi, accetterebbe con piacere. E’ diventato lui il primo della lista, indosserebbe i panni del traghettatore, firmerebbe un contratto di cinque mesi, tornerebbe a casa. Ha rifiutato tante offerte (italiane ed estere) dall’inizio della stagione come se il cuore lo spingesse ad aspettare la Lazio per aiutarla. Ha salvato la squadra già una volta, l’ha risollevata e portata in Europa, ad un passo dalla Champions. Ha allenato con successo a Roma, conosce l’ambiente e lo spogliatoio. La Lazio ha bisogno di normalità, di praticare un calcio concreto, produttivo. Reja è in pole, ma occhio alle altre piste. Si è pensato a Yakin del Basilea, è ancora sotto contratto con gli svizzeri, non ha incontrato la sua società, è difficile che si liberi subito, può essere il futuro, da luglio in poi (sarebbe uno dei candidati insieme con Allegri, ormai ex Milan). Yakin sembra in ribasso, attenzione soprattutto ad Alberto Bollini, c’è anche lui in corsa, è l’artefice dei successi della Primavera, è il papà dello scudetto baby, è apprezzato dai senatori ed è amato dai giovani. E’ una soluzione made in Formello. Sono liberi anche Trapattoni e Di Carlo.

GLI SCENARI – La verità si conoscerà presto, oggi Lotito incontrerà Petkovic. Ieri il presidente è rimasto a Roma, all’ultimo ha deciso di non raggiungere Verona. Ha visto la partita in tv ed è rimasto sconcertato per l’ennesima volta. Nel tardo pomeriggio è andato a messa, lo fa spesso, s’è chiuso nel silenzio e nella riflessione. In serata il patron si è riunito con il diesse Tare (era al Bentegodi), si rivedranno oggi e passeranno all’attacco. Lotito ha resistito alla tentazione di esonerare l’allenatore bosniaco per molte settimane, s’è stufato di perdere. I tempi non sono stretti, la squadra è in vacanza, tornerà ad allenarsi il 30 dicembre (nel pomeriggio). Il nuovo allenatore, se arriverà, metterà effettivamente piede in campo solo quel giorno.
E’ possibile che Petkovic venga esonerato oggi, l’annuncio del sostituto è dietro l’angolo. Lotito e Tare non sono mai stati forcaioli, hanno provato a percorrere ogni strada possibile ed immaginabile prima di agire. Hanno provato a salvare la testa del tecnico catechizzando la squadra, urlandole contro, spronandola. Non è servito a nulla e ieri si è toccato il fondo. Petkovic non si dimetterà, l’ha detto più volte. E’ in attesa della chiamata della Svizzera e non ha intenzione di rimetterci un soldo. Il domino che s’è creato all’inizio di dicembre sta per crollare. La prima mossa spetta a Lotito e non più alla Federazione elvetica. Tutti, finora, hanno atteso le decisioni degli altri. La Svizzera s’è chiusa nel silenzio e ha posticipato l’annuncio del nuovo cittì, l’esonero di Petkovic potrebbe farla uscire allo scoperto. Vlado ieri è rientrato con la squadra a Roma, non ha raggiunto la Svizzera, era una tappa fissa dopo ogni partita. Al Bentegodi non c’era la sua famiglia, uno strano segnale, come se si aspettasse una domenica ingloriosa. Petkovic ha vissuto l’ultimo viaggio alla guida della Lazio, nella valigia metterà il ricordo della Coppa Italia di Roma e poco più. Il suo radicalismo tattico, il suo slogan urlato («dominare»), ha spinto la Lazio verso una drastica scelta di campo. (Daniele Rindone) (Corriere dello Sport)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy