Pioli, l’allievo di Zeman

Pioli, l’allievo di Zeman

ROMA – Il coro s’è formato in estate, da allora cantano tutti “Vola-Lazio-Vola”. Che “direttore” d’orchestra, questo Pioli. Ha catechizzato la sua Lazio, come un prete che dà la comunione sull’altare. Era arrivato anonimo fra lo scetticismo, ha stupito per metodi e spirito d’iniziativa. Ha conquistato il gruppo, ha convinto…

ROMA – Il coro s’è formato in estate, da allora cantano tutti “Vola-Lazio-Vola”. Che “direttore” d’orchestra, questo Pioli. Ha catechizzato la sua Lazio, come un prete che dà la comunione sull’altare. Era arrivato anonimo fra lo scetticismo, ha stupito per metodi e spirito d’iniziativa. Ha conquistato il gruppo, ha convinto i tifosi. Ormai sono tutti “fedeli”. Bagnoli a Verona gli aveva insegnato a gestire i diversi caratteri dello spogliatoio, a Formello Stefano ha valorizzato pure i sassi: de Vrij gigante, Biglia stratosferico, Parolo moto perpetuo, Mauri mai così, Cataldi azzurro e Cavanda gemello di Basta. Ha resuscitato Marchetti e, nel momento del bisogno, ripescato leader Klose – boccheggiante nella gelosia per Djordjevic – dentro il lago di Bracciano. Abboccano proprio tutti. Amico, padre e maestro, Anderson può chiamarlo trinità: Pioli lo ha adottato, Felipe s’è trasformato in un fenomeno. L’allenatore gli ha insegnato la tattica, come Ranieri fece con lui. Anche se questa Piolilandia sembra più il prodotto di una cicatrice profonda del vecchio maestro viola. Chissà che una pessima sveglia di 20 anni fa non si diventata fonte d’ispirazione. A sentire parlare così il tecnico biancoceleste, alla vigilia della sfida col Cagliari lo scorso 2 novembre, sembra proprio di sì: «Zeman ha lasciato un’impronta importante nel calcio». Senz’altro anche nel suo.

 

 

CHE RISULTATO – Cinque marzo 1995, forse il giorno più brutto della carriera di Toldo. Un dramma, se sei un portiere e ti pieghi 8 volte per raccogliere la palla in fondo alla rete. Ed è quello che accadde in quella 22esima giornata. La Lazio di Zeman stese, anzi umiliò, la Fiorentina di Ranieri per 8-2. Quattro volte Casiraghi, Negro, un baby Di Vaio e Boksic. Un cappotto che le reti di Rui Costa e Batistuta non riuscirono a evitare. Anche perché i viola al 76′ rimasero in 10. E indovinate chi fu espulso? Doppia ammonizione per Pioli, ora condottiero di questa Lazio che a tocchi di spuma ricorda un po’ quella del boemo. La Lazio di Zdenek terminò la stagione al secondo posto, non a caso con il migliore attacco del campionato. La corsa in Coppa Uefa e Coppa Italia s’interruppe, rispettivamente, ai quarti contro il Borussia Dortmund e in semifinale contro la Juventus, ma una cosa è certa: quell’anno i tifosi della Lazio si divertirono parecchio. Un po’ come sta accadendo in questa stagione: «Questa squadra è spettacolare», il tam tam dei laziali sul web.

RICORDI – Tantissime occasioni create mercoledì sera in Coppa Italia col Napoli, una ventina quelle staccate allora nella vigna del povero Toldo, quando i laziali fissarono il punteggio diseducativo, otto a due, tipo pallanuoto o calciobalilla dentro l’oratorio. Fiorentina frantumata in 35′ all’epoca, diventa arduo stabilire oggi quale tattica prediligessero gli impallinati oppositori; quale frenesia motoria abbia mai pagato altrettanto nelle storie biancocelesti. Suor Paola assimilò il vangelo secondo Zeman in tribuna, Pioli fece forse lo stesso in campo di fronte ai 43mila dell’Olimpico. E pensare che gli spettatori domani sera saranno quasi dimezzati (8mila biglietti venduti), nonostante Stefano – ora sulla panchina della Lazio – stia srotolando simultanei voli biancocelesti verso l’Europa. Alla soglia dei 50 anni, Pioli viaggia a una media di 1.72 a partita – s’era fermato a quota 1.28 a Bologna – e a +8 punti dalla scorsa stagione biancoceleste. Un bel balzo dalla zona salvezza a quella europea, grande o piccina che sarà. Per il salto definitivo servirà solo più concretezza, sotto porta e in difesa: 27 gol subiti, qualcuno anche con un solo errore commesso, sono troppi. Non solo, questa Lazio – tranne col Napoli in Coppa – non è mai riuscita a pareggiare in campionato su 13 giornate all’Olimpico. La X non era certo il miglior segno del boemo, le difesa del risultato nemmeno. (Il Messaggero)

Cittaceleste.it

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