Più tira più sbaglia. Una Lazio spuntata

Più tira più sbaglia. Una Lazio spuntata

(GAZZETTA) – Chissà se nel calcio si arriverà mai a fare le formazioni o le sostituzioni con gli scout in mano. Nella pallavolo o nel basket, gli allenatori si fanno consegnare le statistiche a partita in corso e cambiano di conseguenza: se a Petkovic, qualcuno, darà in mano un foglio…

(GAZZETTA) – Chissà se nel calcio si arriverà mai a fare le formazioni o le sostituzioni con gli scout in mano. Nella pallavolo o nel basket, gli allenatori si fanno consegnare le statistiche a partita in corso e cambiano di conseguenza: se a Petkovic, qualcuno, darà in mano un foglio pieno di numeri e dati, Vlado si accorgerà una volta di più che il problema attacco per la sua Lazio c’è, ed è pure evidente. Ma un problema di mira, più che di capacità di andare al tiro: perché se la Lazio è sesta per tiri nello specchio della porta (dietro Juventus, Napoli, Inter, Roma e Milan, e alla pari con il Sassuolo), scende di quattro posizioni nella classifica dei gol segnati, con il Genoa che è l’unica squadra tra quelle che sono sopra ad aver fatto peggio.

Europa distante
Le sta provando tutte e li sta provando tutti, gli uomini, Petkovic, ben felice che la sosta per le nazionali gli abbia portato via solo difensori e centrocampisti. È partito solo Klose, per farsi curare la spalla in Germania: oggi rientrerà a Roma, il rientro resta fissato per la partita con il Napoli di lunedì 2 dicembre. E così, ci dovranno provare Floccari, Perea e Keita (i due baby particolarmente ispirati negli ultimi allenamenti) ad alzare una media di 1,33 gol a partita, con la Lazio che tira 5,4 volte nello specchio della porta avversaria. Pochino, considerando che le due squadre che al momento giocherebbero l’Europa League, Inter e Fiorentina, di gol ne hanno segnati rispettivamente 29 (media 2,41 a partita) e 24 (2,0, nonostante tiri di meno).

Confronto
Il paradosso, però, è che lo scorso anno dopo 12 partite la Lazio aveva una media di tiri in porta ancora minore (5,0), ma aveva segnato tre gol in più, 19 contro i 16 di quest’anno. Basta confrontare però i marcatori di quella e di questa stagione per accorgersi che, senza Klose e Hernanes, il bottino complessivo piange miseria. Miro, dopo 12 partite, era già a sette, Hernanes a cinque, e i due erano una coppia inseparabile. Quando segnavano, la Lazio non sbagliava un colpo. Oggi, sommandoli si arriva a quattro (due ciascuno), le stesse reti di Candreva, insolito capocannoniere grazie pure ai due rigori trasformati contro Udinese e Cagliari. Non solo: l’esterno azzurro è anche il leader della classifica laziale legata a tiri (46) e assist (20), pur non essendo un centravanti.

Futuro
Allora, perché stupirsi del fatto che la Lazio abbia già messo le mani su Djordjevic per il prossimo anno? E perché stupirsi se Petkovic, ogni volta che va in conferenza stampa dopo le partite ripete la stessa frase? «Ci manca cinismo, dobbiamo essere più cattivi sotto porta. Costruiamo tanto, ma non riusciamo a finalizzare». Ai numeri, impietosi, la conferma di una risposta che a Formello sanno già tutti.

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