Portiere e arbitro, due spine a Sofia

Portiere e arbitro, due spine a Sofia

SOFIA – Sono serviti mille occhi, decine di moviole e rallenty di ogni tipo per zoomare sul 2-2 del Ludogorets. E’ bastato poco per vedere e capire che Marchetti non è ancora lui e che le sviste dell’arbitro portoghese Benquerença sono state clamorose. Non vanno esaminati solo gli episodi chiave,…

SOFIA – Sono serviti mille occhi, decine di moviole e rallenty di ogni tipo per zoomare sul 2-2 del Ludogorets. E’ bastato poco per vedere e capire che Marchetti non è ancora lui e che le sviste dell’arbitro portoghese Benquerença sono state clamorose. Non vanno esaminati solo gli episodi chiave, ha firmato una gestione di gara scandalosa, non è stato tecnicamente imparziale. Marchetti ha vissuto un ritorno da horror, non c’è dubbio. La sensazione che si sia segnato da solo è forte. L’episodio incriminato: siamo sul 2-1 per la Lazio, Zlatinski tira, Marchetti rincula, il pallone gli scivola a mo’ di saponetta e sbatte a terra. E’ dentro o fuori? E’ dentro (così sembra), il verdetto è arrivato a tarda sera dopo analisi e interrogazioni multipli. L’errore, Marchetti, l’ha commesso, è arrivato insicuro e impaurito sul pallone, non l’ha bloccato, gli è sfuggito, s’è impappinato. Qui entrano in gioco l’arbitro Benquerença e i suoi collaboratori (arbitro d’area in primis), hanno assegnato il gol dopo qualche attimo di indecisione, dopo essersi consultati. Lo hanno assegnato nonostante le proteste, nel dubbio hanno convalidato la rete. Non è che abbiano avuto così tanti dubbi in tutta la serata. Ha ragione Reja, sullo 0-2 l’arbitro portoghese ha smesso di fischiare, ma il fischietto non l’aveva perso, lo aveva a portata di labbra, ha deciso di tenerlo abbassato. Non ha fischiato falli evidenti, ne ha invertiti troppi se non tutti, ha lasciato correre “favorendo” le rimonte dei bulgari, infiammando lo stadio, soffrendo l’ambiente. Reja era furioso e negli spogliatoi i biancocelesti si sono lamentati col direttore di gara, in campo sono stati presi a calci.

 

 

Gli errori di Benquerença non assolvono Marchetti, questo no. Tornava dopo due mesi e passa di assenza (ultima apparizione datata 22 dicembre 2013), non s’è fatto trovare pronto. Ha accusato la pressione, s’è fatto schiacciare, può capitare anche a un uomo di 30 anni, a un portiere navigato. Marchetti ha sbagliato pure nel finale, il gol del 3-3 ce l’ha sulla coscienza in collaborazione con Konko. E’ uscito con poca convinzione, ha frenato, non s’è capito col compagno, s’è fatto uccellare e scavalcare dal colpo di Quixada. L’inattività, gli infortuni, i fastidi intestinali e muscolari, l’esplosione di Berisha, tanti fattori l’hanno fiaccato, alla base c’è anche una questione mentale. Marchetti deve ritrovare le sicurezze antiche, le ha perse, la sensazione s’era già avuta nel finale del 2013. E ora che sarà? Chi giocherà a Firenze? Reja ha detto che Marchetti è il titolare, dunque dovrebbe giocare lui: «Prima che arrivino le vostre domande, vi dico che è lui il portiere titolare» , ha tagliato corto Edy.

IN TURCHIA – Da Marchetti all’arbitro, ancora lui, non può passarla liscia. E’ stata un’altra vergogna europea, ma Platini e il designatore degli arbitri Collina cosa fanno? Nulla. La Lazio non ha dimenticato l’arbitro scozzese Collum, condannò i biancocelesti a Istanbul un anno fa, condizionò il risultato a favore del Fenerbahçe. La moviola non si racchiuse solo negli episodi più eclatanti: niente rigore e mancata espulsione di Mehmet Topal per l’intervento su Ederson, il doppio giallo dato a Onazi prima e dopo l’intervallo, il rigore accordato ai turchi dopo le proteste del pubblico e la segnalazione di Beaton, l’arbitro d’area, per il fallo di mano involontario di Radu. E ancora l’intervento falloso di Gokhan su Mauri trasformato nella punizione da cui nacque il raddoppio di Kuyt. Di Collum, quella sera, colpì anche il metro di giudizio, l’atteggiamento. Ebbe il cartellino facile solo da una parte. Il Fenerbahçe poteva picchiare, la Lazio, mancarono gialli e rossi. L’Uefa se ne accorse, in zona mista l’inglese Barry Taylor, il delegato Uefa, si lasciò scappare un «i know, i know» di fronte ai dirigenti biancocelesti. «Lo so, lo so» , disse. Non è cambiato nulla, le proteste non servirono, le immagini condannarono Collum, ma fu la Lazio a rimetterci. Succede sempre così, i fischi europei sono fiaschi. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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