Programmazione? Quando Saha e Postiga equivalgono a 70 giovani promesse lasciate ai cugini

Programmazione? Quando Saha e Postiga equivalgono a 70 giovani promesse lasciate ai cugini

Lazio e programmazione, un binomio purtroppo assai di rado verificatosi. Poniamo oggi l’attenzione su alcune mosse della società biancoceleste messe in atto in sede di mercato, che evidenziano come, al contrario di quanto si faccia credere dai vertici della società, l’improvvisazione e la mancanza di una visione a lunga gittata…

Lazio e programmazione, un binomio purtroppo assai di rado verificatosi. Poniamo oggi l’attenzione su alcune mosse della società biancoceleste messe in atto in sede di mercato, che evidenziano come, al contrario di quanto si faccia credere dai vertici della società, l’improvvisazione e la mancanza di una visione a lunga gittata regnino sovrane.

Nelle ultime due sessioni di mercato invernale, nel disperato tentativo di porre rimedio ad un’assenza, quella di un vice Klose, la Lazio si sia impelagata in due situazioni che definire grottesche è decisamente un eufemismo.

Nel gennaio 2013 arriva alla corte di Petkovic Luis Saha, oggetto misterioso per tutti, sparito dalle cronache calcistiche da tempo, e riesumato come il possibile salvatore della patria. Nessun costo di cartellino ma ben 500.000 euro di ingaggio per sei mesi. Peccato, pewrò, che ce ne sia voluto uno per rimettersi in condizioni quanto meno presentabili, dopo di che la sua presenza in campo, oltre che impalpabile, si è palesata in assai poche occasioni, per fortuna dei tifosi laziali, con il calciatore che a fine anno, oltre che salutare la compagnia, ha deciso di dire addio al calcio giocato.

Quest’anno, forse, si è fatto ancora di più. Il nome del 2014 da tirare fuori per accendere (?) il pubblico laziale è quello di Helder Postiga. Curriculum assai rispettabile, presenze e gol in Nazionale, ma anche qui si fatica a scorgere una sua grande prestazioni negli ultimi mesi. In Portogallo lo bollano come finito, Postiga arriva con i crismi del vidce Klose a costo zero, prestito gratuito con diritto di riscatto, ma con uno stipendio discreto, 150.000 euro al mese fino a giugno. Va bene dai, è sempre un nazionale, direte voi, questi soldi ci stanno, peccato però che il giocatore non può essere impiegato in Europa, ma poco male perchè tanto, ad oggi, di tracce visibili del calciatore in campo neanche l’ombra. Alla Paideia, invece, il suo volto è assai conosciuto, con i medici ancora intenti nel capire quali siano i suoi mali, e voci dal Portogallo che parlano addirittura di un’ernia del disco da operare.

Insomma, morale della favola, le casse della Lazio, non certo floride visto e considerato che in ogni mercato sembra si debba sempre fare grandissima attenzione ad ingaggi da sostenere e spese da effettuare, vedono sparire nel giro di un anno un milione e 250.000 euro per nulla.

Una riflessione, però, per chi si occupa giornalmente di settore giovanile balza subito agli occhi. Ma anzichè investire queste cifre, con operazioni assai bizzarre, per due ex giocatori, non sarebbe stato forse il caso di intervenire, seriamente, per la costruzione di un Settore Giovanile all’avanguardia?

Voi direte ma come, la Lazio Primavera è Campione d’Italia, finalista di Coppa Italia, lanciata in ogni dove, ma vi chiedo: è davvero questo che vuol dire fare settore giovanile?

 

 

 

La risposta è no. La Lazio è una delle società che spende meno per i giovani, salvo poi provare operazioni di recupero quando i ragazzi arrivano in Primavera. Keita, Tounkara, Onazi, tutti giocatori validi, ma non certo cresciuti nel Settore giovanile biancoceleste, che fino a quel momento, di investimenti non ne vede neanche l’ombra. Con i soldi spesi dalla Società per assicurarsi Saha e Postiga, due che scriveranno la storia di questo club (?), la Lazio avrebbe potuto, sentite bene, scegliere e portare all’interno delle sue squadre ben 70 giovani calciatori provenienti dalle formazioni dilettanti della nostra regione, anzichè lasciare campo aperto ai cugini giallorossi (perchè, è giusto che lo sappiate, la Lazio per i suoi giovani, fino agli Allievi Nazionali, non opera quasi nessun acquisto di mercato, lasciando campo aperto a tutte le altre società).

Avete capito bene, perchè prendere un ragazzo, promettente, da una formazione di settore giovanile laziale può costare, ad una società come la Lazio, al massimo 17.800 euro per ragazzo. Non sarebbe stato forse il caso allora di puntare veramente sulla costruzione di un Settore Giovanile, di investire nei propri ragazzi, anzichè vedere figuranti come quelli descritti poco fà barcamenarsi tra cliniche e tribuna dell’Olimpico?

Tutto questo avrebbe consentito alla formazione biancoceleste di tornare veramente a fare Settore Giovanile, a provare ad esportare il suo nome fuori dall’Italia non solo con la squadra Primavera, peraltro imbottita di elementi stranieri. Le soluzioni, oltretutto, per la prima squadra erano e sono in casa. Lo scorso anno non sarebbe stato forse più conveniente, per la Lazio, fare esordire prima il giovane Keita, vero talento, anzichè veder giocare qualche scampolo di partita all’ex calciatore Luis Saha? Questa stagione, non sarebbe stato più conveniente tenere Rozzi o far esordire il promettente Lombardi, giovani in rampa di lancio, cresciuti in casa, anzichè aspettare per mesi i verdetti della Paideia sulle condizioni misteriose di Helder Postiga?

Per una società che si vanta di essere virtuosa, attenta al futuro e pronta a programmare, evidentemente qualcosa non quadra. Se questa è la programmazione di casa Lazio e dei suoi vertici, i tempi continueranno ad essere duri per tutti, e non sarà uno scudetto Primavera a fare, purtroppo, del Settore Giovanile della Lazio un vanto da esportare. (calcionazionale.it)

Cittaceleste.it

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