PUNIZIONE DIVINA – Quarta occasione buttata: Lotito recidivo. Pioli paga l’aziendalismo

PUNIZIONE DIVINA – Quarta occasione buttata: Lotito recidivo. Pioli paga l’aziendalismo

Lo stesso epilogo dopo la Champions del 2006, dopo la Coppa Italia di Delio Rossi e la Supercoppa di Ballardini, dopo la finale eterna vinta contro la Roma. Niente salto di qualità e in frantumi sogni e 40 milioni

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Lotito

ROMA – Dal sogno alla realtà, al vero incubo di fine estate. In un mese in frantumi il sogno Champions, due finali e 40 milioni. Sulla Lazio il diluvio universale. Piove l’acciaio freddo della Ruhr e sembra quasi una punizione divina alla presunzione. All’andata col Leverkusen Lotito aveva portato all’Olimpico il suo solito “santone” per santificare gli dei, eppure l’altare dello spogliatoio andava imbandito con qualcosa di così terreno: i frutti del mercato. Già bisognava spendere quei “maledetti” soldi che non fanno la felicità, ma che avrebbero senz’altro aiutato la Lazio a non crollare oggi nel rimpianto. Di ciò che sarebbe potuto essere con la personalità di qualche nuovo big e di ciò che non sarà quando rientreranno ormai gli esperti Klose e Biglia, sino a un mese fa ossessionati dalla musichetta Champions. Ricadranno nel disco rotto dell’Europa League: ora c’è pure il rischio di qualche altro gracchio anticipato.

LE COLPE DI PIOLI – I tre proiettili di Leverkusen faranno a lungo sanguinare la Lazio. Sprona e striglia subito la squadra a Formello, Pioli. Ma oggi che senso ha? Avevamo quasi beatificato Stefano da Parma per il miracolo della scorsa stagione, per aver ricostruito un gruppo plasmato a sua immagine e somiglianza. Gli osanna rimangono, per carità, ma ora anche l’allenatore merita più di uno scappellotto della critica. Solo frastornato ieri sera ha ammesso: “Ha vinto la formazione più forte”. Ma va? Non era così difficile capirlo a gara uno, quando Bender aveva già spaventato tutti insieme ai suoi compagni. Se tremava il palo e l’1-0, qualche brivido in più doveva scorrere sulle ossa biancocelesti, incapaci di mostrare i muscoli sotto porta e ridotte al midollo in difesa. Ma davvero Pioli pensava che mettendone 5 a protezione del “secondo” Berisha (tra l’altro forse il migliore) avrebbe salvato capo e coda del preliminare?

ENNESIMA OCCASIONE BUTTATA – I successi non arrivano col motto “Io speriamo che me la cavo”. Pioli a Roma c’è arrivato da un anno. Si può criticare il suo ormai malcelato aziendalismo. Ma purtroppo le colpe principali pesano ancora sulle spalle dei recidivi Lotito e Tare, incapaci di ricevere dall’alto miracoli e maneggiarli poi con cura. E’ l’ennesima occasione buttata, dopo la Champions del 2006, dopo la Coppa Italia di Delio Rossi e la Supercoppa di Ballardini, dopo la finale eterna vinta contro la Roma. Le ricordate tutte queste chance per il salto di qualità? Meglio nasconderle dietro la frase che questa proprietà ha vinto più trofei di ogni gestione biancoceleste. Cimeli di cartone, adesso di nuovo bruciati dal fuoco della rabbia.

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