Quella biancoceleste? Una squadra senza identità…

Quella biancoceleste? Una squadra senza identità…

Diciamolo con chiarezza e senza giri di parole. Anche con sofferenza perché al suo primo anno di Lazio aveva dimostrato di essere un ottimo allenatore, non solo un uomo con valori umani spiccati. Questa è una gestione confusa, insicura, inspiegabile. E’ una gestione totalmente sbagliata e non possono essere gli…

Diciamolo con chiarezza e senza giri di parole. Anche con sofferenza perché al suo primo anno di Lazio aveva dimostrato di essere un ottimo allenatore, non solo un uomo con valori umani spiccati. Questa è una gestione confusa, insicura, inspiegabile. E’ una gestione totalmente sbagliata e non possono essere gli infortuni, che pure hanno penalizzato fortemente Petkovic e la Lazio, a giustificare una crisi di questo tipo. C’è chi attribuisce le colpe a Lotito e al mercato estivo: polemica superata dai fatti. Anche se fossero arrivati Burak Yilmaz e uno stopper più forte di Novaretti, temiamo non sarebbe cambiata la musica. Per un motivo semplice: la Lazio non ha un’identità tattica, non si vede l’impronta e la mano dell’allenatore, non c’è una fisionomia di gioco e di squadra. Un conto è ricorrere al turnover, alternare giovani e senatori, dare respiro a tutti. Un altro stravolgere ogni tre giorni la formazione e non avere un nucleo di sette-otto titolari intorno a cui muovere gli altri.

CONFUSIONE – Qual è il modulo della Lazio? Chi sono i titolari? E in quale ruolo dovrebbero giocare? Tre domande semplici. Nessuno saprebbe rispondere, neppure Petkovic. Ma sono passati tre mesi e sedici partite della nuova stagione, più il ritiro estivo, senza trasmettere un’idea chiara della squadra. Come e perché sia successo dovrebbero spiegarlo a Formello. Ma il risultato è questo. Inconcepibile. E parlare solo degli infortuni suona male. Basterebbe analizzare i novanta minuti di giovedì con l’Apollon Limassol. Petkovic ha iniziato in un modo (4-2-3-1 e tutti all’assalto) e ha finito in un altro (3-5-2 e tutti in difesa con la tremarella). Dicono: nel calcio moderno bisogna saper interpretare più moduli. Verissimo. Ma non c’è partita in cui la Lazio non ne cambi tre o quattro, finendo in confusione, perdendo collegamenti e distanze sul campo. Uno spettacolo inguardabile e che non rispecchia le qualità del gruppo. Non saranno giocatori da Champions, ma neppure sono così scarsi. Tornando a giovedì vengono in mente altri interrogativi. Ha giocato Konko, che era in condizioni impresentabili. Perché? E poi è stato sostituito da Novaretti, uno stopper, costringendo Candreva a finire la partita sulla linea difensiva. Gonzalez può fare benissimo il terzino. Nella rifinitura era stato provato Crecco, mancino della Primavera. Se poi sono stati lasciati fuori lista Uefa anche Vinicius e Pereirinha si vede che qualche errore è stato fatto all’inizio di settembre. Dias, tanto per fare un altro nome, è stato fatto fuori da Petkovic. E ora, in attesa di tornare in Brasile a gennaio, si cura il ginocchio.

 

 

PRESSING – Solo due volte (Trabzonspor e Fiorentina) Petkovic ha giocato con la stessa formazione. Forse sono state le due partite migliori della stagione. Aveva iniziato con tre registi (Biglia, Ledesma, Hernanes) nella finale di Supercoppa, ha provato Candreva trequartista dietro a Klose, è tornato al 4-2-3-1 dopo aver sperimentato il 4-3-3 e persino il 4-4-2 a San Siro con il Milan. A parte il modulo, contano i principi di gioco e l’atteggiamento. La Lazio, che ha centrocampisti interni compassati, cerca il pressing e il recupero della palla con la linea difensiva alta. Un calcio rischioso, che produce risultati altalenanti e che la squadra sopporta solo per cinquanta-sessanta minuti prima di calare. Non è un caso. Petkovic si è messo in testa di inseguire il suo modello. Un anno fa aveva ereditato la squadra di Reja e si era arreso alla necessità di giocare d’attesa, coprendo la linea difensiva. Perché quest’anno la famosa formula del 4-1-4-1 è stata accantonata o quasi? Vlado l’ha utilizzata due volte in tempi recenti: 3-0 al Chievo e 0-2 in un derby equilibratissimo con la Roma. E’ impossibile tornare al passato? (Corriere dello Sport)

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