Quelle parole di Lotito dette a maggio: «Hernanes non rinnova? Dipende da me, farà la fine di Diakité»

Quelle parole di Lotito dette a maggio: «Hernanes non rinnova? Dipende da me, farà la fine di Diakité»

ROMA – E’ un omicidio colposo. Uccisa la lazialità, offesa la passione, tradita l’intelligenza. Il delitto non è la cessione d’Hernanes: il “Profeta” andava venduto, ma non così, non all’ultimo istante. Lotito lo aveva capito da mesi che non avrebbe rinnovato, eppure era di nuovo impreparato. Se l’estrema soluzione era…

ROMA – E’ un omicidio colposo. Uccisa la lazialità, offesa la passione, tradita l’intelligenza. Il delitto non è la cessione d’Hernanes: il “Profeta” andava venduto, ma non così, non all’ultimo istante. Lotito lo aveva capito da mesi che non avrebbe rinnovato, eppure era di nuovo impreparato. Se l’estrema soluzione era un ovvio addio, bisognava avere da settimane e settimane in mano una carta vincente, un vero sostituto (non certo Mauri in casa) per scongiurare rivolte e non solo. Perché la Lazio, con questa mossa, centra il primo obiettivo stagionale: indebolirsi. Mica nel bilancio: quello ne esce sorridente, dopo un disastroso mercato estivo da 25 milioni di euro. Hernanes vale una plusvalenza di quasi 16 milioni che riossigenerà il presidente dalle ultime spese, che sarebbero servite per centrare la Champions, negli obiettivi sbandierati a inizio stagione. Invece un altro anno di transizione: la colpa sarà, come al solito, degli infortuni, del manico Petkovic e dell’ambiente marcio.

Regnano i fattori imponderabili. E no, Lotito: «Dillo a tutti che sei voluto andare via», la preghiera a Hernanes. Ma il Profeta era stato chiarissimo il 26 maggio: aveva rifiutato il rinnovo. Ieri ha dato la cinica spiegazione: «Ho capito che alla Lazio, più della Coppa Italia, non posso vincere». Erano lacrime di rassegnazione, quelle del brasiliano. Pianti disperati, quelli dei tifosi biancocelesti, che con questa triste realtà ci si scontrano da anni. E s’innervosiscono a doversi pure bere l’arroganza spocchiosa di chi dice di poter comprare Messi e ti rifila Kakuta. Di chi si riduce all’ultimo minuto in tentativi maldestri (Giovinco, Biabiany) di metterci una pezza. Ora guai a gridare che le squadre si costruiscono in estate e i soldi del Profeta serviranno per il prossimo mercato. Basta bugie, c’è un popolo esausto di solide realtà – e non sogni, eppure aiutano a vivere meglio – sbattute in faccia. Diverse da quelle interpretate poeticamente dal presidente.

E’ pure inutile attaccare Lotito. E’ troppo facile, ci si mette da solo con le spalle al muro: «Non voglio un altro caso Pandev», urlava terrorizzato al San Paolo, di fronte all’ennesimo rifiuto di Hernanes. Sarà stato forse il viso arcigno dell’indemoniato Goran a pochi metri a dargli l’ultimo input. Eppure a maggio il presidente giocava a fare il duro: «Hernanes non rinnova? Dipende da me, farà la fine di Diakité», bofonchiava a microfoni spenti, pronto a fare del Profeta un mausoleo nel suo giardino. Alla fine lo trasforma in un lingotto d’oro, spedito alla Pinetina. A Formello arrivano un 31enne infortunato (Postiga, inutilizzabile in Europa, altro che Quagliarella), e Kekuta, una promessa mai mantenuta. Perfetto allora per Lotito e Tare: «Non cederemo Hernanes a gennaio», ripetevano alla nausea prima dei giorni scorsi. Non solo ai tifosi, mentono pure a se stessi. (Ilmessaggero.it)

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