Reja è una furia: a Formello va in scena il processo alla squadra

Reja è una furia: a Formello va in scena il processo alla squadra

ROMA – Gli occhi di ghiaccio, da come li teneva fissi si vedeva lontano un miglio che era infuriato. La mascella tirata, la voce dura, gli ordini di campo dettati seccamente. Il sentore s’era avuto martedì pomeriggio, alla ripresa dei lavori. A Formello non volava una mosca e Reja guidava…

ROMA – Gli occhi di ghiaccio, da come li teneva fissi si vedeva lontano un miglio che era infuriato. La mascella tirata, la voce dura, gli ordini di campo dettati seccamente. Il sentore s’era avuto martedì pomeriggio, alla ripresa dei lavori. A Formello non volava una mosca e Reja guidava l’allenamento con una faccia diversa. La conferma s’è avuta a distanza di qualche ora, nello spogliatoio poco prima s’era abbattuto il ciclone Edy.

LE ACCUSE – Una sfuriata, ecco cosa è stata. Reja ha processato la squadra, non gli è piaciuto il secondo tempo del derby. Mancanza di palleggio, poca fluidità di gioco, manovra lenta, difficoltà nel rispondere ai colpi della Roma, uno schiacciamento esagerato, sono i principali capi d’accusa mossi dal furlan. Reja non è stato tenero, fa parte della terapia impostata sin dal suo arrivo. Gli strali, alternati alle carezze, hanno avuto un buon effetto, hanno risvegliato la squadra, ma non basta. Niente coccole, Edy cerca il salto di qualità, ha riunito il gruppo e l’ha motivato, ha rinsaldato la difesa rendendola da primato, ha raccolto successi e punti, ha ridotto le distanze europee, ora va migliorata la qualità del gioco, la produttività sotto porta. Reja aveva confessato la sua insoddisfazione a caldo, nella pancia dell’Olimpico, dopo il 90’: «Nella ripresa siamo calati fisicamente, la Roma è venuta fuori con palleggio e freschezza. E’ stata una grande prestazione difensiva, abbiamo avuto una sola palla con Onazi nel finale. La Roma ci ha schiacciato, ha avuto due opportunità, ma azioni nitide non le ho viste» .

 

 

IL RACCONTO – Imputati, alzatevi. Il processo è durato alcuni minuti, i capi di accusa hanno abbracciato vari aspetti, sono scaturiti tutti dalla prestazione offerta nella ripresa. Reja non vuole più vedere una Lazio timorosa, incapace di lanciare i contrassalti, quelli generati son stati pochi e sono stati sfruttati male (Onazi avrebbe potuto innescare Klose in contropiede, ha fallito clamorosamente). Le parole di Reja sono rimaste nello spogliatoio, è facile intuirle, basta ricordare quelle espresse domenica, eccone un altro stralcio: «A centrocampo mancava palleggio. Gonzalez ha speso energie enormi, Ledesma anche. Lulic doveva fare la fase offensiva e rientrare. Bene nel primo tempo. Poi sono mancate le ripartenze» . Il succo del discorso è questo, sta alla Lazio dimostrare di aver imparato la lezione. Non ha fiatato nessuno, s’è sentito solo Reja. Non è tipo che si crogiola, non cede alle lusinghe, non s’accontenta dei miglioramenti, chiede sempre di più. Ha trovato una squadra a pezzi, moscia fisicamente, confusa tatticamente, in crisi tecnica. Reja è arrivato in forma, la Lazio sta lavorando per rigenerarsi atleticamente, deve seguire il ritmo del suo condottiero. (Corriere dello Sport)
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