RINASCITA – Klose, la Champions per restare ancora

RINASCITA – Klose, la Champions per restare ancora

Finito, al capolinea, con la testa già in Germania o, comunque, già un corpo estraneo alla Lazio: ecco una compilation di pensieri sparsi su Miro Klose, un disco rotto che le radio passavano solo cinque mesi fa come sorta di epitaffio dell’avventura laziale del 37enne bomber tedesco, campione del mondo…

Finito, al capolinea, con la testa già in Germania o, comunque, già un corpo estraneo alla Lazio: ecco una compilation di pensieri sparsi su Miro Klose, un disco rotto che le radio passavano solo cinque mesi fa come sorta di epitaffio dell’avventura laziale del 37enne bomber tedesco, campione del mondo con la nazionale del suo Paese meno di un anno fa. Oggi è senza dubbio tutta un’altra storia. Però i fatti di allora sembravano dare ragione a quel refrain: Klose contro il Chievo era entrato in campo per un piccolo cammeo (7 minuti), tra l’altro non era nemmeno la prima volta che Pioli gli riservava solo gli spiccioli di gara (4’ col Verona, 1’ con la Fiorentina o 5’ col Sassuolo), roba da viale del tramonto. E tre giorni dopo Miro aveva preferito marcare visita, male alla schiena, piuttosto che giocare in Coppa Italia contro il Varese insieme alle riserve. Tirava aria di crisi, insomma. Lo si capì definitivamente quando, proprio tra Chievo e Varese, la Bild pubblicò a nove colonne lo sfogo di Klose: ferito e arrabbiato perché la Lazio di Pioli lo faceva giocare poco o niente, come fosse un avanzo del progetto precedente. I tre gol tra Torino e Cagliari raccontavano che la classe, sì, era intatta, ma forse amplificavano il rimpianto per un campione dato agli ultimi colpi di una carriera dorata. Ecco, mai sentenza fu più sbagliata di quella.

 

 

 

«I miei figli mi mettono sempre titolare alla play-station», sorride oggi Klose. Perché da Chievo a Chievo il mondo si è capovolto, o forse si è solamente rimesso in ordine. Il tedesco è tornato titolarissimo, complice pure l’infortunio di Djordjevic, ed è diventato l’anima della Lazio formato Champions, un capitale sotto il profilo dell’esperienza e del fiuto, ma soprattutto un traino dal punto di vista atletico, laddove faceva fatica a riprendersi dopo lo strepitoso Mondiale brasiliano. Sette gol (più 4 assist) a portare il bottino personale a quota 10 reti, buono a prendere la mira per tirar giù altri due record, il vero carburante del tedesco: altri 6 gol e avrà battuto la sua migliore annata biancoceleste (15 reti nel 2012-13), altri 12 e la Lazio sarà il suo club preferito, quello nel quale avrà segnato di più (52 per ora, 63 nel Werder Brema). In definitiva la stagione che doveva sancirne il tramonto ne lancia la rinascita, decisamente un ponte sulla prossima annata. Miro non ha ancora deciso cosa farà a giugno, si è conquistato sul campo il diritto di scegliere e ha già incassato un’offerta dalla Federcalcio tedesca per un progetto bello e ricchissimo. Ma a Roma sono tornati stimoli in quantità, i record di cui sopra e soprattutto l’affascinante possibilità di rigiocare la Champions, stavolta da punta di diamante della Lazio che con il 4-2-3-Klose non perde mai. La musica non è finita. È solo cambiata. (fonte: Corriere della Sera)

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