Sabatini gli aveva preferito Garcia: ora Pioli pregusta la dolce vendetta

Sabatini gli aveva preferito Garcia: ora Pioli pregusta la dolce vendetta

ROMA – Panchine di Roma e Lazio da sliding doors. Pioli fu vicino all’approdo in giallorosso due volte in passato, l’ultima delle quali nel giugno 2013, quando Sabatini gli preferì Garcia. Ora, laRoma del francese con ambizioni da scudetto, costruita a suon di milioni spesi sul mercato, cheratina gioco offensivo,…

ROMA – Panchine di Roma e Lazio da sliding doors. Pioli fu vicino all’approdo in giallorosso due volte in passato, l’ultima delle quali nel giugno 2013, quando Sabatini gli preferì Garcia. Ora, laRoma del francese con ambizioni da scudetto, costruita a suon di milioni spesi sul mercato, cheratina gioco offensivo, azioni in velocità e possesso palla ubriacante si ritrova a 14 punti dalla Juve e con il secondo posto a rischio. Le sfrontate dichiarazioni di Garcia dopo il contestato Juve-Roma dell’andata fanno oggi da sfondo a una disfatta generale: «Siamo più forti della Juve, vinceremo lo scudetto ». Ma gennaio ha segnato l’inizio del naufragio. Alla prima gara del 2015 la Roma era a -1 dalla Juve capolista e a +9 dalla Lazio. Nelle 11 partite giocate fino ad oggi i giallorossi hanno vinto solo a Udine e a Cagliari, pareggiando in 8 occasioni e perdendo all’Olimpico con la Samp. Il gioco d’attacco di Garcia – decisivo la scorsa stagione – ha prodotto solo 10 gol in 11 partite e il vantaggio sulla Lazio (che alla 22ª giornata era di 12 lunghezze) si è ridotto a un solo punto. In più, il mercato di riparazione è stato disastroso: a gennaio è stato ceduto Destro e sono arrivati Doumbia (135’ giocati), Ibarbo e Spolli. Senza dimenticare i quasi 30 milioni spesi in estate per Iturbe (1 gol in campionato).

 

 

A questo si sommano le colpe di Garcia: non ha saputo elaborare alternative, permettendo agli avversari di studiare contromosse efficaci; ha avallato una preparazione atletica per i tre fronti rivelatasi inadeguata. A Formello, invece, Pioli non ha avuto di questi problemi vista l’assenza di impegni europei. Il tecnico ha mostrato da subito umiltà rifiutando un contratto biennale per un annuale con opzione per il secondo vincolato al ritorno in Europa della Lazio. Ha trasmesso questa mentalità a un organico fatto di giovanissimi – Keita (20), Cataldi (20) e Anderson (21) su tutti – e di campioni navigati come Klose e Mauri. Il risultato è il secondo attacco del campionato (41 gol fatti dietro i 54 della Juve) e la terza miglior difesa (27 gol subiti dopo Juve – 14- e Roma – 21). L’ascesa di un gruppo coeso è stata possibileanche grazie alla capacità di isolarsi dalle vicende extra calcistiche che hanno coinvolto il presidente Lotito. Nessuna lamentela su arbitraggi sfavorevoli (sfogo post Lazio-Genoa a parte) e nessun «regalo» hanno alterato i meriti dei biancocelesti che, al contrario dei cugini, sembrano sempre più padroni del loro destino. Con la prospettiva che il derby del 24 maggio possa valere lo scudetto degli «altri». (Libero)

Cittaceleste.it

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