100 MILIONI – Secondo posto + sponsor: così si può sognare…

100 MILIONI – Secondo posto + sponsor: così si può sognare…

Di Franco Recanatesi per il Corriere dello Sport-Stadio ROMA – Già, e dopo? Voglio dire: ammettiamo che la Lazio approdi in Champions. La società ci sta pensando da tempo, dite quel che volete su Lotito tranne che non sia un buon programmatore e amministratore e che non veda lungo. I…

Di Franco Recanatesi per il Corriere dello Sport-Stadio

ROMA – Già, e dopo? Voglio dire: ammettiamo che la Lazio approdi in Champions. La società ci sta pensando da tempo, dite quel che volete su Lotito tranne che non sia un buon programmatore e amministratore e che non veda lungo. I tasselli che oggi compongono il bel mosaico di mastro Pioli sono il frutto di un lavoro meticoloso: il massimo risultato senza far arrossire i conti. Il fiuto di Tare è ormai assodato, il segugio albanese merita un posto fra più accorti cacciatori di talenti.

L’ossatura della squadra c’è, per il doppio impegno campionato-Champions occorre proseguire nella politica della giusta miscela fra gioventù ed esperienza e innestare nella rosa due elementi di gran valore, giocatori dal sicuro rendimento e di caratura internazionale, che abbiano voglia di mettere classe e carisma al servizio della squadra. Basta osservare la quadratura e lo spessore che Eto’o ha saputo offrire alla Sampdoria e Keita alla Roma. Nomi? Tutto dipende dalla disponibilità economica. E quindi dal secondo o terzo posto. E quindi dallo sponsor. Alcuni sussurri vorrebbero il presidente dell’Azerbaijan interessato a rovesciare sulla S.S.Lazio 40/50 milioni in tre anni. Altri pretendenti sono alla finestra. Una squadra di Roma con un pubblico di 40/50.000 tifosi che viaggia in Champions può far gola molti.

 

 

Più ricchi più felici – Forse stiamo correndo troppo. Meglio aspettare questi quattro, caldissimi giorni – Cagliari sabato, Napoli martedì – prima di proiettarci nel futuro. Intanto possiamo dire che fra il secondo e il terzo posto ce ne passa e non solo per una questione di rivalità cittadina.
Basta fare un calcolo elementare per scoprire che la seconda piazza porterebbe nelle casse della Lazio cinque volte quel che fruttò l’ultimo ingresso in Europa League: da 10 a circa 50 milioni di euro fra premio Uefa per l’accesso diretto ai gironi (12 milioni di benvenuto), premio di piazzamento della Lega (5 milioni ai vice campioni), Market Pool (cioè i diritti televisivi), più varie ed eventuali fra cui un milione e mezzo per ogni vittoria e mezzo milione per il pareggio.
Provate a sommare questo tesoretto all’eventuale sponsor e toccherete presto quota 100 milioni. Ecco perché Lotito ha finalmente aperto la strada ad un sostenitore economico, ecco perché ha voluto mettere sul tavolo la questione degli incentivi alla squadra per la volata finale. Il moto è: tutti più ricchi, tutti più felici. Compresi i tifosi che da 15 anni aspettano il momento di non doveri più accontentare.

I miei amici Giorgio e Bob – Lasciatemi dedicare un pensiero commosso a Giorgio Chinaglia e Bob Lovati che ci hanno lasciati tre e quattro anni fa quasi nello stesso giorno, il primo aprile e il 30 marzo. Sono personaggi che hanno fatto la storia della Lazio – come testimonia la folla di tifosi che ieri hanno affollato la chiesa del Cristo Re – e un po’ anche la mia storia professionale il cui primo importante capitolo è stato scritto dalla Lazio di Maestrelli. Con Giorgio nacque una spontanea amicizia maturata sul terreno comune dell’allegria, della grinta, dei buoni sentimenti e di quel pizzico di trasgressione che dà sapore alla vita. Un’amicizia mai intaccata dalla lontananza, allargatasi a Connie, George junior e le due sorelle con i quali ho condiviso l’esaltante e dolorosa biografia di Giorgio (“Io sono Giorgio Chinaglia!”) uscita in libreria due anni or sono, e che ha avuto come ultimo atto una telefonata che mai dimenticherò due settimane prima della tragica scomparsa.

A Bob mi ha unito lo stesso affetto, se possibile ancora più intenso, se non altro per la vicinanza fisica. Ricordo la sua vitalità e serenità nel giorno dell’ottantesimo compleanno, quando per questo giornale andai ad intervistarlo sul bordo di una piscina romana. Ventiquattr’ore dopo, quando uscì l’articolo, mi telefonò ridendo: «Vedi che non stai attento? A me piaceva la bionda seduta al bar, non quella che prendeva il sole sulla sdraio!».
Ho trascorso con Giorgio, Bob e gli altri sciroccati della banda Maestrelli stagioni indimenticabili. I tifosi vecchi e giovani sono corsi ieri a salutarli perché gente come loro con la maglia bianca e azzurra non ne hanno conosciuta più. E per i cronisti raccontare le vicende della Lazio è diventato sempre più difficile.

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