SI GIOCA – Felipe e un derby scritto nel destino

SI GIOCA – Felipe e un derby scritto nel destino

ROMA – L’uomo dell’anno non può non essere l’uomo di questo giorno e di questo derby. Il popolo è tutto con lui, con re Felipe Anderson. Fantasia contro potenza, siamo alla sfida nella sfida. Felipe Anderson è fantasia pura e ha una voglia matta di gol. E’ di seta, ma…

ROMA – L’uomo dell’anno non può non essere l’uomo di questo giorno e di questo derby. Il popolo è tutto con lui, con re Felipe Anderson. Fantasia contro potenza, siamo alla sfida nella sfida. Felipe Anderson è fantasia pura e ha una voglia matta di gol. E’ di seta, ma anche di ferro. Non segna da sei partite, dopo il primo gol in A (firmato a dicembre contro il Parma) non era mai rimasto a secco per più di due match. Sono numeri che gasano e fanno ben sperare perché l’astinenza non può durare in eterno, deve avere i minuti contati. E’ una Champions per due, ma solo uno la otterrà direttamente: il numero uno vuole essere Felipe. Questo derby è uno scherzo da prete del calendario, offre grandi emozioni, può mandarti in orbita o complicarti la vita.

La preghiera. Felipe ha una fede incrollabile e un popolo intero gli dedica preghiere. Può essere lui l’uomo-derby, lo era stato all’andata. Il derby di gennaio l’aveva vinto nel primo tempo dimostrando di essere imbattibile. Felipe firmò un assist per Mauri (un assist scucchiaiato) di destro. E segnò un gol, di sinistro, dalla sua mattonella preferita. Felipe uscì sull’1-2 per la Lazio, non ebbe scelta. L’avevano steso con un fallo, era stato Astori a fermarlo: «Sono uscito perché una botta ha acutizzato un fastidio alla gamba destra. Mi ha fatto ancora più male, nel secondo tempo non riuscivo a correre bene e per evitare peggioramenti il tecnico mi ha sostituito», raccontò a fine gara il brasiliano. Rimediò una contusione ossea alla coscia destra, provocò una contrattura muscolare. E’ il giorno della rivincita, il derby di gennaio finì 2-2 senza Felipe. Pioli si augura di poterlo avere in campo per 90 e passa minuti e che gli arbitri lo tutelino. All’andata non fu così. La Lazio di Felipe era appena nata, le sue magie illuminavano il presente e il futuro.

 

Il Brasile. Felipe si gioca tutto, è il nuovo imperatore della Lazio. Nel giro di due settimane può realizzare ogni sogno: la Champions e il Brasile. Dunga l’ha convocato per le amichevoli che precederanno la Coppa America. Felipe vuole convincerlo con i fatti, vuole costringerlo a portarlo in Cile (per adesso fa parte delle riserve). La convocazione è arrivata nella notte di Juventus-Lazio di Coppa Italia, è valsa come una consolazione: «Non potevo non ringraziare Dio per la convocazione in Nazionale. Abbiamo perso la finale di Coppa Italia, altrimenti la giornata sarebbe stata perfetta. A testa alta abbiamo lottato fino alla fine. Io sto realizzando un sogno e farò del mio meglio per far diventare questa una delle tante chiamate. Spero sia solo l’inizio, voglio difendere il mio Paese. Ringrazio tutti per l’appoggio. Forza Brasile! Forza Lazio!», ha gridato Felipe pochi giorni fa. E’ pronto a segnare e a far segnare, è pronto a puntare la difesa della Roma, vuole bucarla in velocità, col pallone tra i piedi sembra un flipper, la palla si muove rapidamente. Se sta bene sa fare il vuoto, è tranciante. Ultimamente non gli sono riusciti i colpi, magari li ha tenuti in caldo, i dribbling sono rimasti a metà. E’ vero, non è stato il Felipe dei mesi scorsi, ma s’è sempre reso utile pur non segnando, gli assist ha continuato a regalarli. La sua testa è coronata, è un predestinato, uno come lui non può non giocare la Champions. E’ un uomo mercato europeo, lo vorrebbero in tanti, ma ha firmato di nuovo con la Lazio. Felipe ha promesso di restare per almeno un’altra stagione, la sua è una parola d’onore. Felipe vuole conquistare questo nuovo derby della vita. E’ scritto, un giorno brillerà in Champions, tra i giganti, tra i fenomeni. Quel giorno dipende da questo giorno. L’uomo dell’anno sia l’uomo-derby e Champions. 

Gabriele Gerini

Cittaceleste.it

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