SPOGLIATOIO – Pioli è un martello!

SPOGLIATOIO – Pioli è un martello!

ROMA – E’ un martello, Stefano Pioli. Deve agire da psicologo. Non ha bisogno di motivare la Lazio, perché allena un gruppo serio. Si divertono, lavorano bene, hanno entusiasmo. Ma è necessario evitare cali di tensione. «Non abbiamo fatto niente» ripeteva il tecnico emiliano lunedì sera all’Olimpico di Torino durante…

ROMA – E’ un martello, Stefano Pioli. Deve agire da psicologo. Non ha bisogno di motivare la Lazio, perché allena un gruppo serio. Si divertono, lavorano bene, hanno entusiasmo. Ma è necessario evitare cali di tensione. «Non abbiamo fatto niente» ripeteva il tecnico emiliano lunedì sera all’Olimpico di Torino durante il giro delle interviste. E’ uno dei suoi slogan preferiti, lo ha usato spesso nelle ultime settimane, lo dice ogni volta in cui c’è da commentare la classifica o una bella vittoria. Si sforza di ripeterlo ogni giorno a Formello ai suoi giocatori. Conta il traguardo alla fine del campionato, conterà soltanto il piazzamento del 31 maggio, può significare poco un dato parziale. Sono cresciuti l’entusiasmo, l’attesa, l’euforia del popolo biancoceleste, esaltato dalla scalata della Lazio, dalla rimonta sul Napoli e dall’avvicinamento alla Roma. Si pensava all’Europa League, la squadra è riuscita a riprendersi il terzo posto e adesso vede addirittura il podio. Tutto in ballo a undici giornate dalla fine del campionato. Dopo cinque vittorie consecutive, l’allenatore ha dovuto lavorare a fondo in questi giorni a Formello per tenere sulla corda il gruppo. Arriva il Verona, in tanti guardano il calendario e considerano già vinte troppe partite. Non è così, si nascondono insidie dietro ogni angolo, la partita del girone d’andata al Bentegodi (dopo un filotto di quattro vittorie con Palermo, Sassuolo, Fiorentina e Torino) è la testimonianza di quanto possa essere complicato il campionato italiano: quel pareggio si trasformò in una mezza delusione. E nel Verona, a parte Toni, ci sono diversi giocatori da prendere con le molle. Reja e Bollini, nella primavera scorsa, rimasero scottati: finì 3-3 all’Olimpico ed era uno dei confronti diretti per il tentativo di rimonta verso l’Europa League, sfumata alla penultima giornata dopo la sconfitta di San Siro con l’Inter.

 

 

Piccole. Ecco perché Pioli ha chiesto la massima concentrazione nello spogliatoio. Si riparte da zero dopo ogni vittoria. «La prossima è sempre la più importante» suona come un altro dei suoi slogan. Sotto questo aspetto, viene fuori l’esperienza del calciatore che ha lavorato con Trapattoni e Bagnoli. Liedholm passò alla storia all’inizio degli anni Ottanta per aver definito il Catanzaro come la squadra più difficile da affrontare. Il calcio è cambiato come interessi economici e mediatici, però mantiene le stesse dinamiche psicologiche di allora. La differenza di un campionato passa attraverso i punti raccolti con le medio-piccole. E la Lazio ha già lasciato troppi punti per la strada: il suo destino ora dipenderà dal raccolto con Verona, Cagliari ed Empoli. Pioli vuole il massimo. Bisogna ripartire da zero ogni volta senza pensare a cosa si è fatto. Un esempio? La Lazio non vinceva cinque partite di fila da cinque anni e negli spogliatoi di Torino, a precisa domanda, il tecnico emiliano ha risposto di getto. «Non mi interessa, penso alla prossima». Così risponderà anche oggi in conferenza stampa e (si spera) domani sera se la Lazio riuscirà a vincere. Il prossimo trittico di partite potrebbe proiettarlo verso il record di Delio Rossi, che nel 2006/07 riuscì a vincere otto partite di fila nel girone di ritorno: chiuse al terzo posto e si qualificò per la Champions. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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