Tare: Colpi low cost, è la sua Lazio

Tare: Colpi low cost, è la sua Lazio

ROMA – Galeotto fu quel dito che Spalletti, poco elegantemente, gli disse di mettere altrove l’11 aprile 2009, nell’intervallo di Lazio-Roma (4-2). Tare, fresco diesse, vide Spalletti avventarsi sull’arbitro Morganti, alzò l’indice destro per difendere l’onore della Lazio, furono espulsi entrambi. Tare a fine gara andò in tv, ristabilì la…

ROMA – Galeotto fu quel dito che Spalletti, poco elegantemente, gli disse di mettere altrove l’11 aprile 2009, nell’intervallo di Lazio-Roma (4-2). Tare, fresco diesse, vide Spalletti avventarsi sull’arbitro Morganti, alzò l’indice destro per difendere l’onore della Lazio, furono espulsi entrambi. Tare a fine gara andò in tv, ristabilì la verità e la collocazione del ditino, a Spalletti non rimase che confessare. Indimenticabile è la Coppa alzata al cielo il 26 maggio 2013, nella partita senza ritorno. Igli Tare, nei suoi primi 40 anni, i derby romani li ha vissuti da dirigente più che da attaccante. In campo entrò il 26 febbraio 2006, all’84’, la Roma vinceva 2-0, non c’era molto da fare. Sette minuti, è il tempo concessogli da Rossi e dal destino. S’è rifatto dopo, in giacca e cravatta.

 

 

LOW COST – La ruota gira. In estate la Roma era contestata e la Lazio era celebrata. Oggi, nell’occhio del ciclone, ci sono Lotito e Tare. Capita, fa parte dei giochi. Rivoluzione o involuzione? Gli ultimi due mercati della Lazio sono sotto processo per la mancata esplosione di Felipe Anderson (investimento costato 9 milioni di euro) e per la cessione di Hernanes. Novaretti è partito male, finora ha deluso. Vinicius è un giovane, non è valutabile, non ha mai giocato. Non sono da bocciare Berisha (portiere all’altezza di Marchetti) e Biglia (sta ingranando, oggi è squalificato). Tare ha vissuto momenti migliori, nel ritiro di Auronzo firmava autografi, gli chiedevano le foto, si complimentavano per i colpi centrati. Sono passati nove mesi, i cori sono tornati contrari e offensivi, è riscoppiata la protesta minacciosa.

 

I COLPI – Inutile fingere, tutti s’aspettavano di più da Felipe Anderson, è normale che sia così. E gli arrivi di Alfaro, Pereirinha e Saha non sono valsi certo la Palma d’oro del mercato. Ma è pur giusto riconoscere gli acquisti azzeccati, i giovani lanciati in orbita, i cartellini valorizzati. La new economy calcistica si basa sulle acquisizioni low cost , vincere e convincere sposando il nuovo trend mercantile non è facile, i rischi vanno messi in conto. Tare ha giocato pochi derby, ma s’è affidato all’amico Klose per vincerli, l’ha portato lui a Roma a parametro zero, lo convinse a scegliere la Lazio. Miro è il fiore all’occhiello della sua carriera dirigenziale, non c’è dubbio. Keita, il gioiello più lucente degli ultimi anni laziali, è arrivato dalla Primavera, è costato 300 mila euro. Tare prese al volo l’occasione quando gli fu proposta. Onazi è una sua creatura, lo visionò e lo blindò, non lo conosceva nessuno. Candreva fu scelto in condivisione con Reja quando s’era perso, per due anni è costato solo 1,7 milioni di euro (si parlerà di riscatto a giugno, l’ultima metà del cartellino varrà almeno 7-8 milioni). Biava e Dias (pescato in Brasile) arrivarono insieme, costarono in tutto tre milioni nel gennaio 2010. Sono riusciti gli acquisti di Gonzalez (era disperso in Uruguay) e Lulic (sconosciuto ai più, costato circa 3 milioni). Le loro valutazioni oggi sono lievitate, la moltiplicazione del valore è riconosciuta.

 

L’ORIGINE – Tare balzò in sella nel giugno 2008, il destino glielo cambiò Lotito. Niente rinnovo da calciatore, pronto un contratto da dirigente. Prese il posto di Sabatini e l’ex diesse, interpellato dal presidente, promosse quella scelta. Il cambio di vita fu totale e repentino, da quel giorno sono passati quasi sei anni e tanti derby. Quello vinto contro Spalletti fu il primo, quel dito indicava una strada da seguire. (Corriere dello Sport)
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