UN TAGLIA-DERBY: E’ SEMPRE VENTO GIALLOROSSO

UN TAGLIA-DERBY: E’ SEMPRE VENTO GIALLOROSSO

ROMA – “Rigore” paa Roma. Vergognatevi Tagliavento, Banti, Mazzoleni e compagnia bella. Tredicesima sconfitta (tre stracittadine perse su quattro dirette) su 27 precedenti col fischietto di Terni, che s’inventa subito un penalty (il sesto fischiato in carriera alla Lazio) e condiziona tutto il derby: Gentiletti sbaglia tutto e atterra Dzeko, ma nettamente fuori area. C’è pure la linea ad aiutare la terna arbitrale, nulla. Tagliavento è talmente in malafede che, quando Santiago ci ricasca su Gervinho, non estrae il “giusto” secondo giallo. Bastonata e sfortunata, la Lazio. Perché al 25’ s’accende Felipe e diventa Meravigliao: tunnel su Vainqueur e bolide dai 35 metri all’incrocio pieno. Andershow addirittura esulta, ma la palla atterra fuori dalla rete. Pochi minuti più tardi Radu serve Djordjevic nell’area piccola: il piattone di Filip viene murato a porta vuota da Rudiger, che poi si schianta sul palo. Dopo è invece la Roma a divorarsi un gol da due passi con Dzeko e a cogliere il palo pieno con un diagonale di Nainggolan.

IL TIFO – La Tevere giallorossa canta “Radu zingaro”, ma nessuno ne parlerà. Forse perché è meno discriminante dei buu biancocelesti o di insulti antisemiti spesso contestati alla Nord. Che conferma lo sciopero e rimane fuori dall’Olimpico insieme alla Sud. Coinvolto nella protesta contro Gabrielli anche il Distinto Nord-Est e lo spettacolo è davvero surreale. E’ un derby del silenzio con qualche ovazione e lo sfottò continuo dei pochi laziali a Tagliavento: “Rigore”, cantano a ogni fallo per la Roma. Trentamila spettatori, una desolazione assoluta, mai successo nella storia della partita delle partite. Almeno fuori dal campo.

RESPONSABILITÀ – Sul terreno inguardabile Candreva, sbaglia tutto ed è nervoso. Prova a dare la reazione biancoceleste, ma si ferma solo a qualche sputo. Nella ripresa appena una palombella di Parolo, poi il nulla, nonostante gli ingressi di Klose e Keita. Radu distrugge Salah, ma sull’altra fascia c’è comunque Gervinho, che prima brucia Mauricio, poi Basta in area per il raddoppio. Responsabile di nuovo (dopo il Milan) anche Marchetti: il tiro è sul suo palo scoperto. Come il timore biancoceleste d’essere in crisi piena. Terzo ko consecutivo in campionato e non è più una questione di moduli. Pioli voleva una Lazio grande, si ritrova una panchina striminzita. Venti gol subiti, senza de Vrij lì dietro c’è il vuoto e il nono (se non il decimo, aspettando la Samp) posto in classifica.

Cittaceleste.it

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