VERGOGNA POLACCA: «Ingannati dalla polizia»

VERGOGNA POLACCA: «Ingannati dalla polizia»

ROMA – Si sono sentiti in trappola, sono stati rastrellati: «La polizia polacca ci ha ingannato. Eravamo all’Hard Rock Cafè, speravamo di essere scortati allo stadio. I poliziotti ci hanno fatto strada, ma all’improvviso ci hanno portato in una via chiusa. Ci hanno bloccato senza motivo per due ore, le…

ROMA – Si sono sentiti in trappola, sono stati rastrellati: «La polizia polacca ci ha ingannato. Eravamo all’Hard Rock Cafè, speravamo di essere scortati allo stadio. I poliziotti ci hanno fatto strada, ma all’improvviso ci hanno portato in una via chiusa. Ci hanno bloccato senza motivo per due ore, le camionette ci sono venute incontro e hanno chiuso gli accessi. Ci hanno perquisiti uno per uno. Non avevamo fatto nulla!». Accerchiati, bloccati senza motivo, spinti in trappola. Molti dei 150 tifosi laziali tenuti in “ostaggio” dalla polizia polacca sino alle 19 di giovedì sono rientrati ieri a Roma. Erano a bordo dell’aereo partito alle 14 dall’aeroporto “Chopin” di Varsavia. Hanno raccontato l’odissea vissuta in Polonia: «Alcuni nostri amici sono nei commissariati, gli hanno sequestrato i telefoni, i genitori chiamano noi. Le perquisizioni sono iniziate alle 17, si sono concluse alle 19. E quando siamo arrivati allo stadio ci hanno perquisito altre due volte, ci hanno fatto il test dell’alcol. Avevano le telecamere, facevano le foto segnaletiche. Con noi c’erano padri e figli, donne e anziani. Siamo arrivati allo stadio a fine primo tempo, dopo aver percorso 5 chilometri a piedi. Non ci hanno messo a disposizione neppure i pullman, volevano farci chiamare i taxi. Abbiamo protestato, parlavano in inglese, abbiamo mantenuto la calma. I poliziotti aspettavano solo la scintilla…». I tifosi laziali innocenti gridano vergogna: «Sugli spalti, nonostante i 750 biglietti venduti, eravamo solo in 400. E’ stata una vera vergogna, siamo rimasti dentro lo stadio sino alle 23.45, ci hanno fatto andare via a gruppi di quattro con dei taxi, arrivavano lentamente, pioveva».

L’AGGUATO – I laziali si difendono, accusano la polizia polacca. Lorenzo era all’Hard Rock Cafè, s’è trattato di azioni preventive: «Qualsiasi assembramento formato da più di cinque persone veniva preso e portato in caserma. C’erano posti di blocco ovunque, ho visto ragazze strattonate». I laziali di base nel locale e in alcuni alberghi del centro hanno rischiato grosso: «C’era la caccia all’uomo, si avvicinavano gruppi di polacchi, ci chiedevano di uscire fuori per fare a botte, dicevano “dove sono gli hooligans?”». Ecco altre minacce: «Si sono avvicinati alcuni polacchi, ci hanno detto “facciamo un quattro contro quattro”. Non abbiamo risposto alle provocazioni, questo non lo dice nessuno!». La polizia accusa: «C’erano tifosi con i passamontagna». In Polonia è un reato, i laziali si sono difesi così: «Avevamo i cappelli e i cappucci per il freddo, qualcuno teneva il bavero alzato. Non c’erano passamontagna. E i video diffusi dalla polizia sono senza data, sono una messinscena». Tanti biancocelesti parlano di trappole sparse per la città: «Alcuni tifosi sono andati in taxi allo stadio, li hanno portati di fronte alla Curva dei polacchi, hanno rischiato grosso». Il clima era pesante: «Alcuni giornali hanno titolato “polizia 120-tifosi Lazio 0” riferendosi ai fermi. E’ un’altra vergogna». Il racconto di David D’Ario è agghiacciante: «Ho sentito mio figlio l’ultima volta ieri nel tardo pomeriggio (giovedì, ndi). Mi ha detto “papà, mi stanno togliendo il telefono”. L’hanno fermato con altri 4 amici, dicono che hanno commesso un’infrazione». Il signor D’Ario è padre di uno dei 149 fermati, suo figlio ha un handicap: «Mio figlio è anche della Roma, era andato lì con gli amici della Lazio per fare una vacanza. Ha un lieve handicap, non sente bene e quindi forse non capisce tutto quello che gli dicono. I poliziotti li hanno avvicinati, circondati, fermati e tenuti in strada per ore, poi in commissariato come criminali».

IL SIT-IN – I ragazzi della Nord hanno promosso una raccolta fondi per pagare cauzioni e biglietti di rientro ai tifosi rimasti in Polonia. L’offerta si può lasciare presso il ristorante “Da Gasperino er…” in via Nocera Umbra 200. E’ nata l’idea di organizzare un sit-in di protesta: «Ci vorrebbe una mobilitazione sotto l’ambasciata polacca a Roma e lunedì un sit-in alla Farnesina prima di Lazio-Napoli». Sul web gira la lettera denuncia di un ultrà di Cracovia: «Dopo l’11 novembre la polizia è stata accusata di non aver mantenuto l’ordine. Gli ultras avevano attaccato i comunisti di Antifa tentando di dar fuoco all’ambasciata russa. Quello che è successo ai laziali avviene quasi tutte le settimane. Ci sparano con pallottole di gomma, picchiano senza guardare donne e bambini». (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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