ZOOM LAZIO – Dal Bayern alla Lazio: il modello che Pioli vuole portare in biancoceleste

ZOOM LAZIO – Dal Bayern alla Lazio: il modello che Pioli vuole portare in biancoceleste

Mentalità, modello, principi di gioco: ecco come prova a giocare la Lazio

Pioli

ROMA – Libertà ai talenti, niente schemi, tutti attaccano e tutti difendono, sapendo di suonare dentro un’orchestra, movimento, imprevedibilità, ritmo, velocità di pensiero e di lettura, mettendo il proprio talento al servizio della squadra. E’ il calcio dei grandi come Guardiola. E’ il calcio a cui si ispira Stefano Pioli, allenatore della Lazio. Non ha un modello preciso di riferimento, è cresciuto a Coverciano, ha preso tante idee in giro e se c’è un tecnico che gli piace fa il nome di Pep. Per la filosofia, la mentalità, l’identità trasmessa alle proprie squadre. «Controllare la partita non significa non difendere, ma significa spostare il baricentro in avanti, avere idee, giocatori in movimento e soluzioni in possesso palla. Nel suo piccolo, la Lazio sta cercando di fare questo» ha raccontato giovedì scorso durante l’incontro con il Corriere dello Sport-Stadio. Ieri il canale televisivo della Lazio trasmetteva in diretta l’allenamento e si sentiva bene la voce di Pioli durante l’esercitazione. Un campo piccolo, quattro porticine dislocate lungo il perimetro, dieci contro cinque in possesso di palla e impegnati nel tentativo di infilare dieci passaggi consecutivi. Pressing continuo, intensità e ritmo. «Quando la palla viaggia, mi smarco». E poi: «Quando la palla viaggia, guardo, vedo i compagni, gli avversari». E ancora un altro avvertimento ai suoi giocatori. «Non c’è tempo per ragionare, non c’è tempo per guardare e decidere dopo aver ricevuto la palla». Eccoli i comandamenti di Pioli, che al suo ds Tare chiede giocatori intelligenti. Gioca un calcio affascinante, più difficile della media. Non aspetta, propone. Prende qualche rischio. Ha bisogno di una squadra compatta, scaltra nel leggere le situazioni. Si ispira a Guardiola, è cresciuto da calciatore con Trapattoni, Bagnoli e Ranieri, alla scuola di Coverciano ha presentato una tesi sul 4-4-2 ereditando, come tanti colleghi, i teoremi di Sacchi. Non è un allenatore di modulo, anzi preferirebbe non averne uno solo, ma tanti, contano i principi di gioco. Ecco perché è meglio spiegare il calcio libero di Pioli attraverso i concetti.

Cittaceleste.it
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