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07:10 | 18/05/2012

CALCIO/Lazio: Cecco senza pace

Editoriali di Stefano Benedetti

11/11/10, 0:24

NESSUN DRAMMA, PERO'...

Non eravamo da scudetto fino a tre giorni fa, non siamo da retrocessione adesso. Ora bisogna tirare fuori il buon senso. L’equilibrio. Quello che ci è mancato nelle scorse stagioni. E per questo però non possiamo esimerci dal dispensare qualche critica. La prima la riserviamo a Zarate. Proprio da quel giocatore da cui ti aspetti il cambio di passo, di marcia. La cosa che fa più rabbia e che si vede quanto stia bene fisicamente. Ha energia e voglia da vendere ma al momento decisivo o sbaglia l’ultimo passaggio o, molto più spesso, si intestardisce nel voler superare l’ennesimo avversario fino a perdere il pallone. A Cesena è accaduto molto spesso a discapito di Floccari e Foggia che in un paio di occasioni avevano sfruttato l’abilità di Zarate nel saltare l’uomo e creare la superiorità numerica. E’ una cosa che indispone. Indispone noi critici, probabilmente voi tifosi ma anche e soprattutto Reja (che lo ha poi sostituito) e la squadra che rischia, a lungo andare, di non ritenerlo più così indispensabile. Zarate sarebbe perfetto se mettesse a disposizione della suoi compagni  il suo talento che, invece, sembra voler sfruttare solo per se stesso. Come se il calcio fosse il tennis o il golf. Uno sport individuale. Così non va bene. Un’altra critica la dispenso a Reja che ritengo il maggior artefice dei successi conseguiti fino ad oggi dalla Lazio. Ma Matuzalem, contro il Brescia migliore in campo, perché nell’undici titolare non può trovare spazio? Eppure è un giocatore di forza, talento, velocità e soprattutto qualità. Ledesma contro il Cesena ha palesato evidenti segnali di stanchezza e la presenza di Matuzalem ha evitato che la Lazio perdesse tutti i duelli centrocampo.  E poi questo turn over. Caro mister, la mia sensazione è che sia stato fatto per tenere livellati gli equilibri interni dello spogliatoio. Bresciano non è in grado di cambiare il livello tecnico di una partita, Foggia ha evidente bisogno di continuità e non di essere impiegato a "spot".  E la presenza di Diakite sembra voler dire alla squadra che non ci saranno cross. Eppure, malgrado i cross non siano puntualmente arrivati, la Lazio ha rinunciato anche a giocare con il pallone a terra visto che l’unica conclusione degna di nota  è arrivata da un tiro di Foggia che si è infranto sopra la traversa.

 Domenica comunque arriverà il Napoli. Alle 12.30. Tanto per non perdere l’abitudine con le stranezze. Sarà una partita decisiva visto il successo della squadra partenopea che ancora una volta è riuscita ad imporsi in pieno recupero.  Domenica o si resta nelle parti alte della classifica o si ritorna giù. Cerchiamo di capire di che pasta è fatta questa squadra. Anche se ancora non è il momento di fare drammi. Ma la mia teoria è sempre la stessa: le grandi squadre si costruiscono nel tempo e la Lazio cinque mesi fa era pienamente invischiata nella zona retrocessione. Quest’anno è una storia diversa ma non ci arrabbiamo se sentiamo qualcuno dire che questa Lazio non è da scudetto.

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