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Editoriali di Stefano Benedetti
12/4/10, 02:45
SPERIAMO NON SERVA LO PSICHIATRA
Di solito mi fermo davanti al foglio bianco per cercare uno o più argomenti da trattare, con la speranza di poter riscuotere l’interesse di che li legge. Magari anche il disappunto visto che non tutti possiamo pensarla allo stesso modo. Oggi no. Vado di getto, forte dell’adrenalina che ancora mi sfiora le spalle in questo dopopartita di Lazio-Inter. Da qualche giorno alla radio dico scherzando che ho cominciato un percorso di analisi con uno psicologo per come stanno andando le cose in casa Lazio visto che nella scorsa stagione (6 mesi fa) eravamo invischiati per la lotta salvezza e quest’anno ci ritroviamo a dover lottare per il primo posto. In effetti lo psicologo ancora non ha avuto il mio scalpo anche se questa condizione sta mettendo seriamente in discussione tutto quello che ho imparato, calcisticamente parlando, in 20 anni di professione giornalistica. Eppure ho fatto 3 mondiali, cinque europei, otto finali di Champions League e tante, tante altre partite di campionato e coppe varie al seguito della Lazio e non solo. In tutto questo tempo ho imparato che le grandi squadre si costruiscono nel tempo. Mattone dopo mattone, risultato dopo risultato. Così come una casa, una amicizia, un rapporto di lavoro. E invece no! La Lazio sta ribaltando tutto. Completamente; destabilizzandomi. Mettendo in discussione le mie conoscenze. Le mie convinzioni. Il calcio è talmente "carogna" che una partita come quella vinta contro l’Inter avrebbe potuto anche fartela pareggiare. Ma questa volta è andata come doveva andare visto che la Lazio ha dimostrato, pur contro una Inter resa normale dalle tantissime assenze, di poter giocare al calcio a GRANDISSIMI livelli. Quella vista allo stadio Olimpico non è stata una partita dei soli singoli ma soprattutto della squadra e del suo allenatore. Ho difficoltà infatti a parlare di un giocatore piuttosto che di un altro. Certo potrei ricordare i gesti atletici fatti in campo. Cosa che ovviamente li ha caratterizzati uno a uno. Ma contro l’Inter è stata una vittoria veramente di valore e di livello. Una vittoria che Edoardo Reja deve dedicare a se stesso. A tutte le sue tribolazioni professionali. E’ ovviamente un modo di dire visto che tutti lo ritengono uno zio di serie A che però non ha mai cenato al tavolo delle grandi. Insomma: brava Lazio. Bravi tutti. Brava la gente laziale che è tornata a godersi la sua passione dopo qualche anno di incomprensibile sbandamento. Io però me ne torno dallo psicologo che mi ha appena confessato che se la Lazio batterà anche la Juventus a Torino dovrà rivolgersi ad un suo collega…….Speriamo che a me non tocchi uno psichiatra.





