20 aprile 1986: quando due laziali costarono lo scudetto alla Roma

20 aprile 1986: quando due laziali costarono lo scudetto alla Roma

ROMA – 20 aprile 1986, una data da fermare nella mente di ogni tifoso laziale che ha rappresentato una goduria pazzesca ed un incubo per l’intera piazza giallorossa. “Non dormii per tre notte di fila, è stata un incubo!”, ricorda Sven Goran Eriksson. Lo svedese, futuro campione d’Italia con la…

di redazionecittaceleste

ROMA – 20 aprile 1986, una data da fermare nella mente di ogni tifoso laziale che ha rappresentato una goduria pazzesca ed un incubo per l’intera piazza giallorossa. “Non dormii per tre notte di fila, è stata un incubo!”, ricorda Sven Goran Eriksson. Lo svedese, futuro campione d’Italia con la Lazio era sulla panchina della Roma, penultima giornata di campionato, la Roma ha agganciato la Juventus, dopo un girone di ritorno pazzesco, al massimo si sarebbe potuto andare allo spareggio. All’Olimpico, in cui già venivano sventolate bandiere con la scritta “Roma Campione d’Italia 1985-86”, tipico dell’illusorio tifo giallorosso, arriva il già retrocesso Lecce di Eugenio Fascetti, ex giocatore della Lazio e futuro allenatore dei meno nove.

Le cose si mettono subito bene, la Roma va in vantaggio con un goal di Graziani che già assaporava il successo: “Dopo il goal pensavo che fosse fatta ed invece…”. Il Lecce ha uno scatto di orgoglio e pareggia con Di Chiara, ex romanista e addirittura va in vantaggio con il rigore trasformato da Barbas. L’attaccante argentino si toglie il lusso di siglare una doppietta, inutile il gol di Pruzzo nel finale, la Roma perde la sua prima partita in casa, la più amara. L’ Olimpico piange, la Juventus batte il Milan e allunga in classifica. 20 aprile 2014, a distanza di 18 anni il popolo laziale non può che dire: “Grazie Fascetti!” e la goduria continua…

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