Arrigo Sacchi incontra gli studenti: “Si gioca con la mente, non con i piedi”

Arrigo Sacchi incontra gli studenti: “Si gioca con la mente, non con i piedi”

“Nel calcio, come nello sport è importante lo studio: non ero un appassionato dello studio quando andavo a scuola, però dopo mi sono dovuto aggiornare per stare al passo con i tempi. Ecco perché vi consiglio di studiare. Il calcio non si gioca con i piedi ma con la mente…

“Nel calcio, come nello sport è importante lo studio: non ero un appassionato dello studio quando andavo a scuola, però dopo mi sono dovuto aggiornare per stare al passo con i tempi. Ecco perché vi consiglio di studiare. Il calcio non si gioca con i piedi ma con la mente e essere istruiti è importante”. Così Arrigo Sacchi, coordinatore delle Nazionali giovanili della Figc, che stamani ha incontrato gli studenti dell’Istituto tecnico Commerciale “Carlo Piaggia”, dal prossimo anno Liceo sportivo, a Viareggio (Lucca), poche ore prima della finale, Milan-Anderlecht, della Viareggio Cup. All’incontro ha preso parte anche il presidente del Cgc Viareggio. Alessandro Palagi. Dopo aver ribadito l’importanza dei settori giovanili in Italia, Sacchi ha raccontato la sua esperienza all’estero: “A Madrid, quando allenavo in Spagna, ho preso parte ad un incontro con circa 1000 studenti in una scuola, non c’era nessuno che parlava e poi tutti in fila mi hanno chiesto l’autografo. Quando andai in una scuola, vicino a dove abito – ha detto -, notai la differenza, in quanto il comportamento non fu certamente dei migliori ed alla fine non firmai nessun autografo”.

 

E del resto sembra una cultura che si riflette anche suoi giovani professionisti, ha sottolineato Sacchi citando il caso di Giulio Donati titolare dell’Under 21 costretto ad andare a giocare in Germania, dove prender parte alla Champions League, perché in Italia si punta sui giocatori più esperti. Agli studenti l’ex Ct della Nazionale ha raccontato alcuni aneddoti della sua carriera, come quando il presidente del Milan, Silvio Berlusconi alla sua richiesta di acquistare Carlo Ancelotti non era d’accordo perché era reduce da un infortunio: “lo convinsi a mezzanotte dell’ultimo giorno del mercato, perché lo ritenevo il professore d’orchestra per la squadra che avevo in mente ed alla fine credo che i fatti mi abbiano dato ragione”. Però il calcio non è fatto da un singolo, ma dal gruppo, “a Cesena lasciai in panchina Van Basten. Non mi aveva convinto una sua dichiarazione e volevo fargli capire che anche se era un campione era il gruppo che contava e in quella occasione la mia decisione fu rafforzata dalla società che non fece una dichiarazione contraria alle mie scelte, perché sarebbe potuta essere controproducente”.

Fonte: ANSA

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