Berlusconi: “Chi mi uccide non governa con me”

Berlusconi: “Chi mi uccide non governa con me”

L’eventualità di una definitiva spaccatura del Pdl sembra farsi sempre più probabile. A rafforzare la drammatica prospettiva è anche il fallimento dell’ennesimo vertice tra Berlusconi e Alfano nella notte di giovedì. Si parla di un colloquio «teso ed esacerbato» tra il Cavaliere e quello che fino a poco tempo fa…

L’eventualità di una definitiva spaccatura del Pdl sembra farsi sempre più probabile. A rafforzare la drammatica prospettiva è anche il fallimento dell’ennesimo vertice tra Berlusconi e Alfano nella notte di giovedì.  Si parla di un colloquio «teso ed esacerbato» tra il Cavaliere e quello che fino a poco tempo fa era il suo delfino. Sul tavolo, soprattutto, l’atteggiamento del Pdl una volta consumata la decadenza di Berlusconi da senatore. L’ex premier pare deciso ad andare alla rottura: «Non si governa con chi mi uccide», ha sentenziato il Cavaliere, pronto ad andare all’opposizione anche se i senatori vicini ad Alfano riuscissero a far sopravvivere il governo a palazzo Madama. 

 

IL VIETNAM – In ogni caso, è la minaccia del leader, «decaduto o meno, in Senato farò un Vietnam». La previsione del Cav si fonda, in particolare, sul fatto che i numeri dei governisti non possono garantire, oltre a quella in Aula, anche la maggioranza in tutte le commissioni di palazzo Madama. Da parte sua, Alfano, che ancora spera di poter giungere a una soluzione non traumatica dello scontro in atto, avrebbe chiesto garanzie oltre che per se stesso, in caso di crisi di governo, anche – obiettivo assai più difficile – per la pattuglia di ministri pidiellini che lo affianca al governo.  Situazione assai tesa, dunque, tra le file degli azzurri, dove, peraltro, prosegue senza quartiere la guerra dei documenti con cui arrivare alla risolutiva scadenza del Consiglio nazionale del 16 novembre. Degli 863 membri – che soli avranno diritto ad entrare nella sala del palazzo dei congressi di Roma – i lealisti pretendono di essersene assicurata l’adesione di 645 sul loro documento, mentre ai governativi ne resterebbero solo 130, con un’ottantina di indecisi. «Falso – ribattono le colombe – con noi ce ne sono 320», oltre quelli che possono arrivare dal gruppo degli incerti.  Su questo poggia anche la richiesta di Roberto Formigoni – ferocemente avversata dallo schieramento lealista – di procedere con voto segreto sui documenti dei due schieramenti. Proposta contestata in nuce da Raffaele Fitto, che limita drasticamente le opzioni a disposizione del consiglieri nazionali del Pdl: «Il 16 novembre – avverte il capofila dei lealisti – non è il giorno della conta tra noi e gli altri, ma il giorno in cui si vota il documento del presidente Berlusconi. Il problema è riconoscersi o meno in quel documento».  Altro scontro che ha segnato l’intera giornata di ieri è stato quello tra i lealisti e il ministro Gaetano Quagliariello, accusato dai primi di aver dato fuoco alle polveri con alcune interviste in cui ha posto un’alternativa secca: o al Cn del 16 si va a un chiarimento o è scissione e in cui ha prefigurato anche un inedito dualismo: ”berlusconismo di governo“ e ”berlusconismo d’opposizione“, che non pare andare assolutamente giù ai fedelissimi del Cavaliere.  Tranchant Daniela Santanché: «E’ inutile procedere per sofismi e voler spaccare il capello in quattro proponendo categorie inesistenti, come quella dei due berlusconismi. O si è con Berlusconi o si è contro». (Leggo.it)

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