Champions: brutte notizie, il Milan non ha mai recuperato un ko casalingo. La rimonta sfata tabù…

Champions: brutte notizie, il Milan non ha mai recuperato un ko casalingo. La rimonta sfata tabù…

In Champions League (esclusa la Coppa dei Campioni, ndr) il Milan non ha mai ribaltato una sconfitta casalinga. Il risultato più sfavorevole recuperato è stato il 2-2 con il Bayern Monaco. In quella sfida ormai storica, che ebbe luogo nell’aprile del 2007, al Milan non erano bastati i gol di…

In Champions League (esclusa la Coppa dei Campioni, ndr) il Milan non ha mai ribaltato una sconfitta casalinga. Il risultato più sfavorevole recuperato è stato il 2-2 con il Bayern Monaco. In quella sfida ormai storica, che ebbe luogo nell’aprile del 2007, al Milan non erano bastati i gol di Pirlo e di Kakà; per due volte Van Buyten era riuscito a impattare il punteggio. Se si vogliono trovare spunti incoraggianti, si può ricordare che anche allora ambedue i gol del difensore belga furono “regali” della nostra difesa, con Dida primo imputato. Quel quarto di finale entrò nella storia del Milan grazie alla grande gara di ritorno che i rossoneri fecero all’ “Allianz Arena“, dove la squadra di Ancelotti schiantò l’undici di Hitzfeld con due gol di Seedorf e Inzaghi.

Sicuramente, altro Milan, altri giocatori, ma alcune similitudini con quel periodo le possiamo trovare. In campionato le cose non andavano affatto bene mentre in Champions ancora una volta il Diavolo riuscì a dare il meglio. Infilzando negli scontri ad eliminazione diretta prima il Celtic, non senza fatica, con un gol di Kakà nei supplementari della gara di ritorno e successivamente appunto il Bayern, il Manchester United ed il Liverpool in finale.

Seedorf, che fu protagonista assoluto di quella memorabile cavalcata, dovrebbe prendere diversi spunti da quella stagione e magari parlarne ai ragazzi e mostrare anche qualche immagine delle sfide di allora. La rimonta è possibile? Difficile, difficilissimo. Ma se si vuole quanto meno provare a farla, collezionando almeno una prova di orgoglio, il tecnico olandese potrebbe fare tesoro del modo in cui Ancelotti condusse il Milan in quel frangente, e che si può riassumere in 3 punti:

1 – la squadra dovrà essere tatticamente accorta. Siamo più deboli, vediamo almeno di essere più scaltri. A Madrid si deve giocare come a Milano, con un centrocampo folto, che faccia quel filtro necessario a proteggere la difesa, il nostro reparto più debole. Ancelotti giocò con “l’Albero di Natale”;
2 – i giocatori che scenderanno in campo dovranno essere “super-motivati”. Dovranno giocare solo coloro che hanno dimostrato attaccamento alla maglia. Per capirci, elementi come Mexes e Robinho, per fare qualche esempio, possono anche non partire per Madrid. Ancelotti si affidò allora appieno alla vecchia guardia, che sapeva sempre dare qualcosa in più quando serviva: Maldini, Seedorf, Gattuso, ecc…
3 – “da ieri” in poi, il match con l’Atletico dovrà avere priorità assoluta. In campionato ogni scelta dovrà essere fatta preservando i giocatori per Madrid e cercando (per quanto possibile) di migliorare la condizione atletica della squadra. Ad oggi il Milan ha un’autonomia di 60 minuti e con squadre come l’Atletico Madrid questo non basta. Il Milan del 2006/2007 batté in semifinale e finale 2 squadre britanniche che facevano dell’agonismo uno dei loro punti di forza.

 

 

 

Non è possibile chiedere a Clarence Seedorf di risolvere problemi che non sono risolvibili. Ma in virtù della sua esperienza e del passato che ha vissuto direttamente, di preparare il match facendo tesoro degli insegnamenti di coloro ai quali ha sempre detto di volersi ispirare. Solo così si può ancora sognare di sfatare un tabù ribaltando una sconfitta casalinga, e poter così raccontare a distanza di anni di quella volta che il Milan fece l’impresa al “Vicente Calderon”… (IlVeroMilanista.it)

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