Chi semina vento…

Chi semina vento…

(Da sslaziofans.it) – Non lo so se sia vera questa cosa, ma questa mattina entrando su Facebook ho letto questa frase: “Voi che siete giovani, fate qualcosa. Prima che muoio mi dovete fare un regalo: cacciatelo”. La frase l’avrebbe pronunciata un signore di circa 80 anni, che dalle parti di…

(Da sslaziofans.it) – Non lo so se sia vera questa cosa, ma questa mattina entrando su Facebook ho letto questa frase: “Voi che siete giovani, fate qualcosa. Prima che muoio mi dovete fare un regalo: cacciatelo”. La frase l’avrebbe pronunciata un signore di circa 80 anni, che dalle parti di Ponte Milvio tornava a casa con gli occhi lucidi e tanta rabbia dentro dopo aver assistito a Lazio-Ludogorets. Ripeto, non lo so se sia vera o no questa cosa, ma lo stato d’animo di quel signore è quello di tanti, della stragrande maggioranza dei laziali.

Abbiamo tutti una gran rabbia dentro, accumulata in quasi dieci anni di una gestione per noi insopportabile (e non per i risultati, chi ancora parla di risultati non ha capito veramente nulla né dei laziali né dei motivi del dissenso) e soprattutto figlia dell’impotenza. Perché quando vorresti fare qualcosa, quando provi a fare qualcosa ma ti rendi conto di avere a che fare con un nemico invisibile, oppure talmente protetto da apparire quasi invulnerabile, la rabbia cresce. Giorno dopo giorno, episodio dopo episodio. E’ come un’onda che cresce metro dopo metro e che in quel percorso cresce e si carica di energia. E quando arriva a destinazione, travolge tutto e tutti. E’ quello che sta succedendo in casa Lazio, ed il primo risultato si è visto ieri sera allo stadio Olimpico. Lotito insultato e costretto a lasciare scortato la Tribuna Autorità, poi nuovamente e ancora più violentemente nell’area ospitalità, portato via di corsa per evitare il contatto fisico. Ed è successo nella zona della Tribuna d’Onore, non fuori dalla curva o dai distinti. E non per mano degli “istigatori alla violenza”, come li chiama lui o come li fa chiamare dai suoi pochi lacchè sui giornali o nella radio o nella tv della società. Da piccolo, mi ripetevano sempre che “chi semina vento, raccoglie tempesta”, per insegnarmi che se fai qualcosa di male prima o poi quel male ti torna indietro moltiplicato all’ennesima potenza. Ed è proprio quello che sta succedendo ora a Claudio Lotito.

 

Per anni ha insultato chi osava contestarlo, convinto del suo potere ha provocato chiunque pensando di poter godere per sempre di una sorta di immunità. E’ sempre scappato quando le cose andavano male, per poi riapparire sulla ribalta al primo alito di vento favorevole per l’indice contro i suoi “nemici”, accusando e consumando piccole vendette figlie del rancore accumulato nei momenti bui. Per anni ha provocato in tutti i modi chi non ha piegato la testa, ha fatto capire alla gente che “se ne frega di tutto e di tutti” e, cosa ancora più grave per chi è veramente tifoso, che considera la Lazio “una cosa sua”. Ecco, questa è la provocazione maggiore, perché avere la maggioranza di una società di calcio non è come possedere una ditta di vigilanza e di pulizie, perché i tifosi non sono dei dipendenti, semmai dei “clienti”, sicuramente si sentono “proprietari” in piccola parte di quella società che guidi. Perché ogni tifoso laziale considera la Lazio “un qualcosa di suo”, perché ci è cresciuto con la Lazio, quando Lotito proprio non esisteva. E perché ci vivrà per sempre con la Lazio nel cuore: anche oggi che il rapporto è burrascoso e in futuro quando Lotito sarà solo un ricordo. Per alcuni sgradito, per altri comunque uno a cui dire grazie perché “c’ha salvato”, per altri ancora un monito per evitare che la storia si ripeta. Ma lui sparirà prima o poi, la Lazio no e neanche i tifosi, quelli che per sentire ancora più loro la Lazio hanno acquistato le azioni della società, quelli che comunque comprano il materiale ufficiale anche se non vanno allo stadio perché vedere un figlio con quella maglia biancoceleste addosso è una gioia che nessun padre e nessuna madre laziale si vuole negare. Anche oggi!

Forse soprattutto oggi, perché abbiamo tutti dentro la sensazione che sta succedendo qualcosa, che sta rinascendo un germoglio e che quel germoglio può diventare un fiore e poi un prato colorato. Basta vedere il fermento di questi giorni, la voglia di riempire l’Olimpico che sta portando gente che non frequentava più lo stadio da anni a tornare domenica. Un settore esaurito dopo l’altro, un’iniziativa dietro l’altro, una scenografia (in parte organizzata e in parte spontanea) che lascerà a bocca aperta e che dovrà per forza di cose far riflettere qualcuno dopo il vuoto di ieri sera. Sì, perché qualcuno ancora si ostina a non capire che quello stadio deserto potrebbe essere un esempio di quello che aspetta la Lazio in futuro. Sotto questa gestione.

Perché nessuno è più disposto a firmare cambiali in bianco con chi ha sempre dimostrato di non rispettare gli impegni, perché nessuno è più disposto ad abboccare a proclami o a discorsi di ducesca memoria in cui si promette “l’assalto al potere del Nord”, per poi consegnare su un vassoio d’argento ad una rappresentante di quel potere il pezzo più pregiato della Lazio. Uno dei pochi in grado di garantire quel salto di qualità annunciato mille volte ma che non arriverà mai con questo tipo di gestione. Oramai non è più possibile barare, non è più possibile chiedere e pretendere tempo perché “si sta costruendo un nuovo progetto”, perché è palese che qui l’unico vero progetto di chi sta sul ponte di comando è: RIUSCIRE A RESTARE A GALLA. Galleggiare in un mare di mediocrità, con la garanzia di poter andare avanti grazie ai soldi dei diritti tv e di poter fare ogni tanto cassa vendendo un pezzo pregiato. Questo è il progetto, con Lotito che da sempre si fa forte del fatto che comunque per tanta gente la Lazio (come succede per tutti i tifosi di qualsiasi società) è come una droga di cui non si può fare a meno. Si prova a smettere, si giura di non ricascarci, ma prima o poi ci si ricade. Sempre o quasi. Ecco, in molti quel cordone ombelicale invisibile lo hanno tagliato. E’ stato doloroso, ma inevitabile e indispensabile. Perché senza quel cordone viene meno il nutrimento. Non è solo una questione di soldi, ma di immagine e del potere che garantisce il fatto di avere alle spalle una società e quindi (teoricamente) un popolo. Ma se il popolo si ribella o va in esilio, diventa difficile anche per Lotito poter millantare di avere seguito e quindi potere.

 

 

Per questo è importante esserci domenica. E’ vero, sembra un controsenso portare soldi a qualcuno a cui vuoi tagliare i viveri, ma è indispensabile dimostrare di essere tanti, di esser strabordante maggioranza dopo esser stati considerati e definitivi per anni “SPARUTA MINORANZA”. E’ importante esserci, dimostrare di essere stufi di questo presente, per poi svuotare lo stadio per pretendere un futuro diverso. E a chi cercherà in tutti i modi di strumentalizzare quello che è successo ieri in Tribuna Autorità prima e nell’area ospitalità poi, diciamo a chiare lettere e in romano: NUN CE PROVATE. Perché era già successo nell’anno successivo alla conquista della prima Coppa Italia e nell’anno in cui conquistata la qualificazione alla Champions League Lotito decise di “rinforzare la squadra” comprando Artipoli e Vignaroli. E quella fu solo la prima di tante provocazioni. Chi mi conosce sa che non ho mai sposato e mai sposerò la violenza come arma per combattere un presunto “nemico”. Io sono per le parole, per i fatti messi sul tavolo, non per le aggressioni o per gli insulti. Ma è altrettanto vero che:CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIE TEMPESTA… Sempre!

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