Costa Concordia, e Schettino disse: “Ch’aggio combinate!” Ecco come lasciò la nave

Costa Concordia, e Schettino disse: “Ch’aggio combinate!” Ecco come lasciò la nave

”Abbiamo urtato uno scoglio? Madonna ch’aggio combinate!”. Alla ripresa del processo contro il comandante Francesco Schettino per il naufragio della Costa Concordia (il 13 gennaio 2012 morirono 32 persone) viene proposta la voce di Schettino tratta dagli audio che il pm Stefano Pizza ha fatto ascoltare in aula al processo…

”Abbiamo urtato uno scoglio? Madonna ch’aggio combinate!”. Alla ripresa del processo contro il comandante Francesco Schettino per il naufragio della Costa Concordia (il 13 gennaio 2012 morirono 32 persone) viene proposta la voce di Schettino tratta dagli audio che il pm Stefano Pizza ha fatto ascoltare in aula al processo sulla Costa Concordia ricostruendo le fasi dell’urto contro gli scogli con l’ufficiale Salvatore Ursino, testimone.Si sente anche Schettino ordinare ”Chiudere le porte stagne a poppa”. Ordine ripetuto anche dal suo vice Ciro Ambrosio.

“CONTRADDIZIONE DI URSINO SU COME SCHETTINO LASCIO’ LA NAVE” – Il teste Salvatore Ursino ha detto stamani che Schettino lascio’ la Costa Concordia a bordo di una lancia disincastrata dal ponte 3, ma l’avvocato dello Stato Patrizia Pinna, intervenendo come parte civile nel pomeriggio, rileva una contraddizione: ”Nei verbali dei carabinieri Ursino dichiarava di non sapere con chi e con quale mezzo Schettino abbandono la nave”. Ursino e’ stato interpellato oggi sul punto ma per l’avvocato Pinna ”la contraddizione rimane”. Ha espresso lo stesso parere il giudice Giovanni Puliatti.

COME SCHETTINO ABBANDONO’ LA NAVE – Si parla poi dell’abbandono della nave da parte di Schettino. Ecco il racconto di Ursino. ”Lasciai la nave con il comandante e altri membri dell’equipaggio. Eravamo su una lancia, con passeggeri, che si era incastrata e che riuscimmo a liberare dai bracci di acciaio. Ci allontanammo poco prima che la nave si abbattesse sopra di noi. Raggiungemmo il Giglio, la scialuppa su cui eravamo si schianto’ sugli scogli”.

Ursino ritrova Schettino e altri ufficiali al ponte 3, poiche’ al ponte superiore l’inclinazione della nave impediva di imbarcarsi sulle scialuppe. ”Eravamo a centronave, nella zona prodiera, c’erano due imbarcazioni incastrate, non liberate dai bracci di acciaio – ricorda il teste -. C’era molta gente dentro, passeggeri. Trovai in quella parte della nave altri membri dell’equipaggio, fra cui il comandante Schettino. Tutti ci adoperammo per disincastrare le lance in tutti i modi, anche con calci e pugni, mentre la nave sbandava ancora, si inclinava e tutti rischiavano di fare la fine dei topi”.

”Appena possibile andammo sul tetto di una lancia, chi saltandoci, chi scivolandoci. C’ero io e altri membri dell’equipaggio. C’era anche Schettino, che ordino’ al timoniere di mandare i motori”. La scialuppa, riferisce Ursino, ”ando’ poi a schiantarsi sugli scogli, sbarcammo e Schettino rimase a guardare l’affondamento della nave”.

Il vicecomandante Bosio, prosegue Ursino, ”rimase bloccato sulla balaustra, non poteva raggiungere la scialuppa e si getto’ in mare raggiungendo a nuoto l’isola. La nave si inclina sopra di noi poco dopo che ci allontanammo”. Per la difesa di Schettino, tramite l’avvocato Francesco Pepe, ”il racconto di Ursino finalmente dimostra che Schettino non abbandono’ la nave, anzi ha salvato venti persone (i passeggeri sulla scialuppa, ndr) e rischio’ insieme agli altri membri dell’equipaggio di essere travolto dalla Concordia” che si piego’ sul lato dove si trovava la lancia disincastrata in extremis dagli ancoraggi.

DIFFICILE CALO A MARE DELLE SCIALUPPE – Nel corso dell’udienza è stato mostrato anche un video del fotografo di bordo, con immagini che mostrano il difficile calo a mare delle scialuppe, complicato dall’inclinazione della nave: i passeggeri urlano e gridano mentre gli argani calano in mare i natanti di soccorso; appena l’operazione riesce, partono gli applausi. I momenti sono concitati e c’è, ovviamente, molta apprensione. Nel video si vede anche la caduta in acqua dell’ufficiale di bordo Andrea Bongiovanni che risalirà a bordo aiutato da altri membri dell’equipaggio

“IN PLANCIA C’ERA QUALCOSA DI STRANO – ”E’ insolito sentire un ordine di timone a dritta mentre si va a 16 nodi, perché la nave sbanda e si inclina su un lato determinando la possibile caduta oggetti e persone. C’era qualcosa di strano _ha detto Ursino_ di mia iniziativa andai sull’aletta sinistra, mi affacciai dalle vetrate: vidi gli scogli a una ventina di metri, con prora a dritta e poppa verso sinistra. D’istinto mi venne di dire che la ‘poppa era impegnata a sinistra”. 

 Ursino è il primo testimone sentito in aula che fu presente in plancia di comando per tutta la navigazione della sera del 13 gennaio 2012, da Civitavecchia all’urto contro gli scogli del Giglio. 

Nel suo racconto, Ursino ha detto che “il comandante Schettino ordinò di aumentare la velocità della Costa Concordia da 15 a 16 nodi, circa cinque minuti prima dell’impatto con gli scogli”.

“IL TIMONIERE SBAGLIO’ IL COMANDO” – Il racconto di Ursino prosegue: “Il timoniere indonesiano sbagliò due volte a comprendere i comandi di Schettino, e a ripeterli, ma il comandante non intervenne e non prese provvedimenti se non dicendo ‘otherwise we go on the rocks (altrimenti andiamo sulle rocce)”’.

“MI MISI A FIANCO DEL TIMONIERE” – ”Mi misi a fianco del timoniere poiché si andava con navigazione manuale _continua Ursino_  e anche perché talvolta c’era necessità di ripetergli gli ordini, che gli venivano dati in inglese. Lo feci di mia
iniziativa”. Ursino poi ricorda che il terzo ufficiale di coperta, Silvia Coronica, ”si avvicinò al timoniere, ma anche luii lo fece di sua iniziativa”.

CHI C’ERA IN PLANCIA – Nella sua deposizione Ursino ha elencato gli ospiti in plancia quella sera: ”In plancia c’erano il primo maitre Antonello Tievoli, il maitre Ciro Onorato, l’hotel director Manrico Giampedroni, oltre che la ragazza moldava (Domnica Cemortan, ndr) che rimase sulla porta.  Erano lì per ammirare il passaggio ravvicinato al Giglio. Ursino ha anche detto che, tra i presenti, ”Schettino parlava piu’ di tutti con Tievoli, che si avvicinò alla consolle di comando, posizionandosi alla sinistra del comandante. Schettino chiese a Tievoli se avesse contattato il comandante in pensione Palombo per informarsi in relazione al passaggio ravvicinato al Giglio. E Palombo verrà chiamato da Tievoli”.

L’ATTENZIONE SU DOMNICA – In mattinata tutte le attenzioni dei fotografi e cameramen sono per Domnica Cemortan, la ballerina moldava che si trovava sulla plancia di comando della Concordia quella sera. La Cemortan è tornata a Grosseto, perché convocata a sua volta tra i testimoni dell’accusa ed è stata fatta accomodare nella saletta testimoni del teatro Moderno, dove si svolge il processo, in attesa del suo turno.

AUMENTANO GLI AVVOCATI DI SCHETTINO – Intanto, Schettino ha allargato il suo collegio diofensivo ad altri due avvocati: sono due legali civilisti che cureranno eventuali cause di risarcimento danni per lesione dell’immagine del comandante nel corso della vicenda del naufragio e durante lo svolgimento del processo. ”Cureremo i rapporti con i media  _hanno spiegato Davide Perrotta e Cataldo Calabretta_ e cercheremo di tutelare l’immagine del comandante più volte lesa da ricostruzioni superficiali”.

 

 

 (Lanazione.it)

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