DIVORZIO BREVE, NIENTE PIÙ GIUDICE: BASTERÀ L’ACCORDO TRA GLI AVVOCATI

DIVORZIO BREVE, NIENTE PIÙ GIUDICE: BASTERÀ L’ACCORDO TRA GLI AVVOCATI

ROMA – Separazioni e divorzi brevi. Anzi, brevissimi. Perché la coppia che sceglie di dirsi addio in modo consensuale non comparirà mai davanti a un giudice. Tutto si risolverà con un accordo tra i coniugi assistiti dai rispettivi avvocati. È una vera e propria rivoluzione quella che il ministro della…

di redazionecittaceleste

ROMA – Separazioni e divorzi brevi. Anzi, brevissimi. Perché la coppia che sceglie di dirsi addio in modo consensuale non comparirà mai davanti a un giudice. Tutto si risolverà con un accordo tra i coniugi assistiti dai rispettivi avvocati. È una vera e propria rivoluzione quella che il ministro della Giustizia Andrea Orlando annuncia tra le misure di un imminente provvedimento (forse anche un decreto legge) per far fronte all’enorme mole di processi civili pendenti (5,4 milioni), causa di infinite lentezze e freno alla crescita economica. È la prima volta che il Guardasigilli espone alle Camere il suo programma. Lo fa in commissione Giustizia, al Senato, mettendo in chiaro che ci sono quattro emergenze da affrontare subito (arretrato civile, sovraffollamento carcerario, mancanza di personale, lotta alla criminalità organizzata) per «bonificare il campo». Solo in un secondo momento, in giugno, si potrà fare una riforma della giustizia «che abbia un respiro complessivo». Intanto le emergenze. E per quella che affligge il settore civile, gli uffici di Orlando hanno già pronta una bozza di testo da portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri per «favorire la composizione dei conflitti in via stragiudiziale e per deflazionare il contenzioso». Tradotto in altri termini: le cause pendenti che ingolfano i tribunali verranno risolte con procedure alternative o trasferite in una sede arbitrale. Vi rientrano le separazioni e i divorzi (ma non il lavoro, la previdenza e l’assistenza). L’ARRETRATO CIVILE
L’Italia intende così rifarsi al modello francese di «procedura di negoziazione assistita da un avvocato». La previsione – spiega Orlando – è che «l’accordo dei coniugi assistiti dagli avvocati superi la necessità dell’intervento giurisdizionale, tranne nei casi di figli minori o portatori di grave handicap». Recentemente la Commissione giustizia della Camera ha approvato un testo bipartisan sul divorzio breve (un anno dalla separazione consensuale contro i tre attualmente previsti per legge), ma il provvedimento di Orlando introduce l’ulteriore novità dell’accordo senza mettere piede in tribunale. Non solo: il provvedimento sulla giustizia civile darà più poteri ai notai in materia di successioni, così da “liberare” le cancellerie dei Tribunali in affanno. Per il resto, Orlando ha cambiato passo: il rapporto con l’avvocatura, scesa in piazza due mesi fa contro il ddl Cancellieri, viene recuperato. Ma a una condizione: che gli avvocati si rendano conto della necessità del “numero chiuso” nell’accesso a una professione che in Italia conta 349,6 avvocati per 100mila abitanti contro i 79,6 della Francia e i 190,4 della Germania. CSM E CARCERI
Sceglie il dialogo con tutti, Orlando. Ma – avverte – «il momento della decisione non può essere ostaggio delle pressioni corporative». Il riferimento non risparmia la magistratura. Il Guardasigilli auspica addirittura una riforma del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura per assicurare «piena neutralità e una maggiore impermeabilità all’influenza di interessi di parte e logiche di carattere corporativo». Nulla di imminente, in ogni caso, visto che le elezioni per il nuovo Csm sono alle porte. L’altra emergenza è quella delle carceri. La Corte di Strasburgo ha dato tempo all’Italia fino al 28 maggio per mettersi in regola. Le strade intraprese stanno dando risultati incoraggianti. Resta però il nodo del rimedio compensativo per i detenuti che si sono rivolti a Strasburgo. «Servirà un correttivo normativo», conferma Orlando. Sconti di pena per chi è in carcere, soldi solo per chi ha già scontato la pena. Il rischio, altrimenti, è «un risarcimento medio di 13 mila euro» per ciascun detenuto che vince il ricorso.(lEGGO.IT)

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