Gay ucciso, la pista della vendetta Si indaga su uno scandalo a un matrimonio

Gay ucciso, la pista della vendetta Si indaga su uno scandalo a un matrimonio

Due piccoli fori ancora misteriosi e 48 ore di buio nel giallo del parrucchiere gay Un omicidio per la Procura di Roma, ma sarà solo l’autopsia a svelare in che modo Daniele Fulli, 28 anni, è stato ucciso. Le piccole ferite alla nuca e al collo fanno pensare a un’arma…

Due piccoli fori ancora misteriosi e 48 ore di buio nel giallo del parrucchiere gay Un omicidio per la Procura di Roma, ma sarà solo l’autopsia a svelare in che modo Daniele Fulli, 28 anni, è stato ucciso. Le piccole ferite alla nuca e al collo fanno pensare a un’arma appuntita, forse un punteruolo, più che a degli spari. Di certo però la morte risale a circa 14 ore prima della scoperta del cadavere sotto il viadotto della Magliana, tra i rovi e le canne di una scarpata lungo gli argini del Tevere.  Daniele è stato trovato senza vita martedì pomeriggio intorno alle 15 ma era scomparso da sabato sera, l’ultima volta è stato visto alla Magliana alle 22. Che cosa ha fatto per due giorni? Con chi è stato? E come mai, lui così preciso, non ha mai chiamato la madre? Forse lo hanno sequestrato, poi seviziato e ucciso. Se fosse andata così, potrebbe trattarsi di una vendetta. Ma non si esclude la pista dell’omofobia: Daniele sarebbe stato ucciso perché gay. 

IL CELLULARE
Qualche risposta potrebbe venire dalla ricostruzione degli ultimi contatti di Daniele anche grazie ai tabulati telefonici e alle celle che hanno agganciato il cellulare del parrucchiere che non è ancora stato ritrovato. Uno smartphone che lui aveva da poco e usava per anche per chattare. La vittima potrebbe essere stata colpita e uccisa in un luogo diverso dalla boscaglia di via Pescaglia e poi scaricata nella scarpata. Difficile che sia stata una sola persona a far tutto. Ma non si esclude un’altra possibilità: Daniele è stato ferito lì e poi abbandonato, la morte sarebbe arrivata dopo una lunga agonia.  Per il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani il parrucchiere è stato assassinato. Per chiarire il modo, i magistrati hanno disposto anche una serie di accertamenti (radiografie, tac) per capire che ferite sono quei fori alla nuca e al collo. Tanti lividi sul corpo di Daniele, il che farebbe pensare anche a percosse. Gli investigatori della squadra mobile, guidati da Renato Cortese, stanno scavando nella vita di Daniele per cercare di ricostruire gli ultimi incontri. Il parrucchiere aveva avuto una relazione con Simone, lo studente gay che si è suicidato il 29 ottobre scorso alla Pantanella. 

I SOSPETTI
Il ritrovamento del corpo di Daniele ha scosso il quartiere, in cui era molto conosciuto. E dove il suo parlare con tutti di tutto (anche dei suoi incontri) gli aveva anche creato qualche problema. Daniele, infatti, in più occasioni avrebbe fatto alcuni outing: avrebbe cioè raccontato di aver avuto delle relazioni, anche molto fugaci, con alcune persone della zona. Alcuni lo avrebbero affrontato e rimproverato. Ma non è l’unico elemento sul quale la polizia dovrà lavorare. C’è un episodio, che potrebbe rivelarsi chiave, e che si inserisce nelle esternazioni pubbliche del parrucchiere 28enne. La scorsa settimana – comunque non più di dieci giorni fa – Daniele sarebbe stato il protagonista di un piccolo scandalo alla Magliana. Si sarebbe infatti presentato ad un matrimonio e, davanti a tutti gli invitati, avrebbe detto ad alta voce che lo sposo aveva tradito la sua compagna con altre due donne, entrambe presenti in sala. E di questa rivelazione si è parlato, ieri, nei negozi della Magliana, dove alcuni hanno anche ipotizzato che quella sceneggiata sia stata punita con una vendetta. Voci, sospetti. Quel che è certo è che Daniele non nascondeva nulla e, anzi, amava raccontare tutto della sua vita. Anche alle persone sbagliate.  Intanto, continua la mobilitazione del mondo Glbt: il Gay Center farà esporre oggi nella Gay Street uno striscione che recita: «Ciao Daniele, vogliamo la verità. I tuoi amici». Chiunque potrà portare un fiore o una lettera. «È il nostro primo modo di ricordarlo tutti insieme e chiedere che sul suo caso si faccia estrema chiarezza», dice Fabrizio Marrazzo, portavoce dell’associazione, nella quale Daniele era volontario. (Leggo.it)

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