Quando ho visto gli occhi di Danilo

Quando ho visto gli occhi di Danilo

ROMA – Se uno si considera Romano, deve come minimo tifare Lazio. Lo sa bene, Danilo Cataldi. “Uno di noi”, uno di loro. Uno di quei ragazzi vissuti a pane e Lazio, magari in Curva col papà Francesco. Quel padre che adesso – dopo cena – vede il figlio in…

ROMA – Se uno si considera Romano, deve come minimo tifare Lazio. Lo sa bene, Danilo Cataldi. “Uno di noi”, uno di loro. Uno di quei ragazzi vissuti a pane e Lazio, magari in Curva col papà Francesco. Quel padre che adesso – dopo cena – vede il figlio in tv, nei suoi 21 anni, far correre e sudare una maglia storica nel nome di quell’ideale che da 115 anni unisce donne e uomini, giovani e anziani. All’unisono – proprio loro – hanno applaudito Danilo, quando ieri Radu – a forza – gli ha messo la fascia da Capitano al braccio. Che avrà lasciato il segno, marchiando all’infinito la sua giovane anima Laziale. Chissà quante volte se l’è sognato, quel momento. Magari ai tempi della Primavera – magari – mangiando polvere amara a Crotone, dove s’è fatto le ossa annaffiando ambizioni. Quelle che sbocciano oggi in una Lazio che fiorisce talenti d’altri tempi, quelli in cui ci si può alzare dal letto continuando a sognare. Perchè il popolo Laziale – uno come Danilo – lo aspettava da anni. Troppi, per gente a cui mancava il tifoso in campo, quello che soffre e comprende, s’incazza e non molla.

 

Conte lo spolpa con gli occhi, i complimenti grandinano fitti e dolci dalle tv o sulle pagine dei giornali. Forse ipocriti, forse no, ma comunque meritati. Danilo ringrazia, ma niente di più. Non è vanitoso, non è presuntuoso. Non si monta la testa, sorride e corre ad allenarsi. Sul campo di Formello lo aspettano in tanti. Un campione del mondo, un vice e qualche altro padrino da cui rubare con gli occhi. Gli stessi, che ieri notte trasudavano orgoglio e romanità, appartenenza e aspirazione. Li hanno visti tutti, gli occhi di Danilo. A fine partita – dopo aver sbriciolato l’areoplanino – con quella fascia al braccio. Occhi innamorati di un Capitan presente, negli atteggiamenti prima che nei riconoscimenti. Nella rabbia, la grinta, la fame. In quello sguardo che sì, ne ha fatta di strada. La stessa su cui tutti abbiamo giocato, con la maglia di Chinaglia o Veron sulle spalle, sognando un giorno di trovarci chissà come lì, sul prato dell’Olimpico, con 70mila occhi a fissare ogni nostro movimento. Magari, con la fascia da Capitano addosso.

Rob.Mac (@Ermacca) – Cittaceleste.it

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