I HAVE A DREAM… E si è avverato!!!

I HAVE A DREAM… E si è avverato!!!

(Da sslaziofans.it) – Avevo un sogno, e quel sogno si è avverato. Il 28 agosto del 2013, il giorno del cinquantesimo anniversario dello storico discorso pronunciato al Lincoln Memorial di Washington da Martin Luther King, vedendo quelle immagini in bianco e nero ho sentito dentro la voglia di tirare fuori…

(Da sslaziofans.it) – Avevo un sogno, e quel sogno si è avverato. Il 28 agosto del 2013, il giorno del cinquantesimo anniversario dello storico discorso pronunciato al Lincoln Memorial di Washington da Martin Luther King, vedendo quelle immagini in bianco e nero ho sentito dentro la voglia di tirare fuori quello che avevo dentro. Era un misto di rabbia e speranza, di stanchezza e voglia di fare qualcosa, perché sentivo in quei giorni di ebbrezza post 26 maggio, che ci stavamo avvicinando a passi spediti verso il baratro, che stavamo imboccando una via senza ritorno e che era arrivato il momento di scuoterci. Ma, soprattutto, di mettere fine alle piccole guerre intestine in atto da anni e che avevano frantumato, devastato l’ambiente. Sono passati 6 mesi da quel giorno e, in parte, il mio sogno si sta avverando proprio in questi giorni. Anzi, diventerà realtà domani, 23 febbraio 2014. Una data destinata ad entrare nella storia della Lazi. O almeno della tifoseria laziale. Quindi vi invito a rileggerlo quell’articolo scritto con rabbia ma con il cuore in mano, ma che in pochi hanno capito quel 28 agosto…

http://www.sslaziofans.it/contenuto.php?idContenuto=28493

Non è bello vantarsi di averci visto giusto o di aver anticipato i tempi, perché soprattutto nel nostro ambiente e nel nostro mestiere è di moda ricordare solo i pronostici indovinati e seppellire quelli sbagliati per nascondere le tante cantonate prese. Le prendiamo tutti le cantonate nella vita. Le ho prese anche io e ne ho pagato, ne sto pagando e forse ne pagherò per sempre il conto. Ma il fermento di questi giorni, l’ambiente che si ricompatta, la gente che torna in piazza, le coscienze che si risvegliano, la voglia di creare un movimento d’opinione e lo stadio che si riempie, facevano parte del mio sogno del 28 agosto, quello che ho deciso di mettere nero. Soprattutto l’ultima parte, quella che ho deciso di riproporvi oggi perché sembra scritta in questi giorni e non sei mesi fa, in una calda mattinata di fine estate. Forza Lazio, ma soprattutto AVANTI LAZIALI!

“In un ambiente trasformato in tante piccole trincee, chi è disposto a sventolare quella bandiera bianca che non significa resa, ma solo volontà di aprire un dialogo con gli altri? In un paio di occasioni, in passato, ho provato a lanciare l’idea di mettersi tutti intorno ad un tavolo per trovare una soluzione, ma nessuno ha risposto presente. Perché nella comunicazione romana l’interesse principale di ogni comunicatore è difendere l’orticello, pensare all’assegno mensile da portare a casa senza crearsi problemi o creando meno problemi possibili all’editore. Perché nell’etere romano a parole tutti sono amici, ma poi tutti o quasi sono pronti a passare sul cadavere del presunto amico pur di salvarsi o di strappare qualche spettatore o ascoltatore alla concorrenza. Questa è la realtà, questo è il frutto raccolto da Lotito dopo nove anni di gestione basata fin dall’inizio sul DIVIDE ET IMPERA. Perché Lotito il latino spesso e volentieri lo storpia nelle sue citazioni, ma il significato di quel termine lo conosce bene e lo ha realizzato come e meglio degli imperatori del passato, che si preoccupavano di dividere i loro nemici  in modo da indebolirli, prima di combatterli sul campo e di affrontarli in battaglia. Lo facevano con i popoli da conquistare, ma anche con gli avversari politici all’interno del senato per governare meglio, portando poi il popolo dalla loro parte con il PANEM ET CIRCENSES, facendo dimenticare i problemi reali riempiendo la pancia della gente e distraendola con giochi che duravano settimane, a volte mesi. Uno strumento perfetto per far cessare i malumori delle masse e che a distanza di millenni ancora funziona alla perfezione. Come ha dimostrato il 26 maggio e il discorso “ducesco” di piazza San Silvestro.

Per coronare il sogno di rivedere l’ambiente compatto di un tempo, quello capace di mettere da parte divisioni di ogni genere quando c’è da marciare al fianco della Lazio, bisogna provare a mettere il bene comune davanti al proprio ego, perché solo così si può trovare un punto d’incontro. Perché ciascuno di noi deve essere disposto, chi più e chi meno, a rinunciare a qualcosa, senza usare il bilancino per calcolare il peso della propria rinuncia paragonandolo a quello della rinunce altrui. Ma siamo disposti a farlo? Io temo di no, ma sono pronto a fare il primo passo, perché a quel sogno di rivedere un ambiente compatto, uno stadio pieno in grado di mettere pressione e paura agli avversari della Lazio come succedeva in passato, non voglio assolutamente rinunciare. Come non voglio rinunciare al sogno di vedere un muro di celeste come in occasione del “maglia day” di un Lazio-Chievo della stagione 2003-2004, quella dei 42.000 abbonati. Succedeva 10 anni fa, poco prima dell’arrivo di Lotito. Perché non può e non deve succedere di nuovo, magari con uno stadio compatto che contesta chi sta usando la Lazio come un qualcosa di suo?”…

Sentivo che poteva succedere. Doveva succedere… Infatti, E’ SUCCESSO!!!!

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