Il Grande Fratello è caduto

Il Grande Fratello è caduto

Dopo la puntata di esordio il Grande Fratello è dimagrito di circa il 5% di share e di un milione e mezzo di spettatori (nel cuore della serata, fra le 21.30 e le 22.30). Chi se l’è visto ha resistito in media per un terzo della (lunga) durata totale, come…

Dopo la puntata di esordio il Grande Fratello è dimagrito di circa il 5% di share e di un milione e mezzo di spettatori (nel cuore della serata, fra le 21.30 e le 22.30).

Chi se l’è visto ha resistito in media per un terzo della (lunga) durata totale, come nella prima puntata. Dunque la riduzione del bottino di ascolto corrisponde a una effettiva contrazione della platea e non a una attenzione più distratta ed erratica.

Decisi e motivati i 4,5 milioni della seconda puntata; ma altrettanto decisi ad evitarlo il milione e mezzo che al secondo lunedì ha fatto una scelta diversa: un milione distribuendosi fra tutti gli altri condomini televisivi del lunedì sera; cinquecentomila spegnendo la  televisione e dedicandosi chissà a cosa.

Il popolo dei disertori del GF è equamente distribuito ad ogni livello di istruzione (fermo restando che i laureati sono comunque pochini) e, grosso modo, in tutte le zone del paese, con centri di resistenza in Lazio e Liguria e cadute nelle Marche, Abruzzo e Puglia. Un piccolo terremoto si è registrato invece nelle preferenze dei principali aggregati socioculturali.

Le ragazze e le signore a bassa istruzione e basso reddito, quelle che da sempre sono la spina dorsale del pubblico del GF, stavolta hanno registrato un mezzo crollo passando da uno share di quasi il 40% a uno stentato 30%.

Certo, è sempre molto e corrisponde tuttora all’aggregato più interessato, ma la perentorietà del cambio di canale fa pensare o a un disincanto per la formula o al rifiuto di qualche elemento costitutivo (forse la selezione dei concorrenti) di questa XIII edizione.

Non dissimile per quantità l’allontanamento di altre componenti femminili del pubblico: dalle signore anziane animate da forte spirito religioso (quelle stesse che la domenica seguono la Messa in tv); passando per le massaie avanti con gli anni, ma costrette a tirare ancora la carretta per accudire marito e figli accampati in casa; finendo con le “curiose di tutto” (mezza età, non agiate, ma con qualche soldo in tasca), quelle che acchiappano al volo ogni offerta televisiva, se appena gli sembra interessante o brillante.

Insomma, il pollice verso per ora sembra quello delle donne, mentre gli uomini paiono più trascinati che attivi nel voltare le spalle al GF, forse intimiditi lo scorso lunedì dall’umore delle compagne, dopo che i maschi del parlamento avevano appena affondato, a scrutinio segreto (e cioè sfuggendo al confronto esattamente secondo il costume degli uomini in famiglia) la parità di genere.

Resta il fatto che ora gli occhi sono appuntati sulle prossime performance del Grande Fratello: riguadagnerà il consenso delle signore? Oppure ne ha perso definitivamente il favore? E, in questo eventuale caso, saremmo a una incrinatura, manifestata dalla crisi del format televisivo che più la simboleggia, della «società della visibilità» e della conseguente «politica come prodotto» (copyright di Giovanni Favia a Piazza Pulita) capeggiata da eloquenti benestanti come Grillo&Casaleggio o da tycoon televisivi come Berlusconi?

E chi dovrebbe, sempre in questo caso, fregarsi le mani?

Gli ansiosi di vendetta che hanno passato vent’anni d’inferno mentre constatavano che le roccaforti sociali e culturali del passato secolo erano corrose dalla “leggerezza rabbiosa” della società del marketing? Oppure i nostalgici del secolo breve continueranno a penare nel loro girone infernale, perché quella che si sta facendo sotto è una società della “terza specie”: quella dell’impazienza e della velocità, affamata di novità, purchessia, e mitridatizzata quanto basta sia rispetto alle coerenze ideologiche sia nei confronti delle appartenenze empatiche? (europaquotidiano.it)

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