Il nuovo obiettivo dell’ndrangheta? Potrebbe essere papa Francesco

Il nuovo obiettivo dell’ndrangheta? Potrebbe essere papa Francesco

Il nuovo obiettivo dell’ndrangheta? Potrebbe essere papa Francesco. Parola del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Intervistato da Il Fatto Quotidiano, il magistrato ha spiegato che all’interno della criminalità organizzata, i cui boss sono da sempre molto devoti – «Non trovo covo dove manchi un’immagine della Madonna o di…

Il nuovo obiettivo dell’ndrangheta? Potrebbe essere papa Francesco. Parola del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.
Intervistato da Il Fatto Quotidiano, il magistrato ha spiegato che all’interno della criminalità organizzata, i cui boss sono da sempre molto devoti – «Non trovo covo dove manchi un’immagine della Madonna o di San Michele Arcangelo», ha spiegato – le «cose stanno cambiando». Che tradotto significa che non a tutti piace la pulizia che Jorge Mario Bergoglio sta facendo in Vaticano.
PULIZIA TOTALE IN VATICANO. «Questo papa è sulla strada giusta», ha raccontato Gratteri, «rema contro il lusso. E punta a fare pulizia totale». E la mafia potrebbe non gradire: «Quella finanziaria è preoccupata da questi comportamenti», ha continuato il magistrato, «chi finora s’è nutrito del potere e della ricchezza che derivano direttamente dalla Chiesa, è nervoso, agitato. Bergoglio sta smontando centri di potere economico in Vaticano».
Cosa rischia il papa? «Se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero». Poi Gratteri ha aggiunto: «Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa, ma di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso».
LE CONNIVENZE CON LA CHIESA. Secondo il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, «i padrini con la coppola non esistono più»: «Sono morti oppure sono in carcere». Ora le cose sono diverse: «Il mafioso che investe, che ricicla denaro, che dunque ha il potere vero», ha continuato nell’intervista sul quotidiano diretto da Antonio Padellaro, «è proprio quello che per anni si è nutrito delle connivenze con la Chiesa. Sono questi i soggetti che si stanno innervosendo».
In fondo, anche certi atteggiamenti di ambienti ecclesiastiti sono misteriosi. «Il vescovo di Reggio Calabria», ha proseguito Gratteri, «anche dopo la condanna in Cassazione di un capobastone, ha detto che non poteva schierarsi perché magari si trattava di un errore giudiziario’. E non è finita: «Il vescovo di Locri ha sì scomunicato i mafiosi, ma solo dopo che avevano danneggiato le piantine di frutti di bosco della comunità ecclesiastica di Platì».
SI PREGA PRIMA DI AMMAZZARE. Secondo quanto riferito dal magistrato, poi ci sono «i preti che di continuo vanno a casa dei boss a bere il caffè, regalando loro forza e legittimazione popolare». Perché ci vanno? «Qualcuno perché deve redimere tutte le anime senza discriminare, ma così è troppo facile: continui a delinquere e il prete ti dà pure una mano».
Ma attenzione: secondo Gratteri, «l’88% dei mafiosi si dichiara religioso»: «Prima di ammazzare, un ‘ndranghetista prega. Si rivolge alla Madonna per avere protezione. Pensa di essere nel giusto». (lettera43.it)

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