L’ESPRESSO – Silvio e l’ultimo sogno per Barbara Berlusconi: le Europee

L’ESPRESSO – Silvio e l’ultimo sogno per Barbara Berlusconi: le Europee

In principio fu Marina, adesso (forse) è il turno di Barbara. Non è chiaro se alla fine ci sarà davvero un Berlusconi sulla scheda alle prossime europee, a sostituire il Cavaliere Interdetto (e attualmente tentato dall’ipotesi). Ma di certo l’idea di mandare avanti la dirigente del Milan, in luogo del…

In principio fu Marina, adesso (forse) è il turno di Barbara. Non è chiaro se alla fine ci sarà davvero un Berlusconi sulla scheda alle prossime europee, a sostituire il Cavaliere Interdetto (e attualmente tentato dall’ipotesi). Ma di certo l’idea di mandare avanti la dirigente del Milan, in luogo del gran capo di Finivest di cui tanto si è vociferato (lei ha sempre smentito), conferma che la dinastia Berlusconi è pronta a seguire per vie di fatto un principio ben più antico del suo nome: il diritto di primogenitura.

Barbara Berlusconi, vicepresidente ed ad del Milan, classe 1984, è infatti per l’unione con Veronica Lario ciò che Marina Berlusconi, presidente Fininvest, classe 1966, è stata per il matrimonio con Carla Elvira Lucia Dall’Oglio. Primogenita.

Anzi, primogenite tutte e due, e allevate per tali, come si vede dal piglio di entrambe, e dall’agio con cui prendono di petto gli affari di famiglia. Tale da far pressoché sparire (almeno all’interesse mediatico) tutti gli altri figli del Cavaliere: Pier Silvio come Eleonora e Luigi, insomma i cadetti. Primogenite si direbbe quasi da prima e da seconda repubblica.

Maria Elvira detta Marina, nata a Milano un anno e mezzo dopo il matrimonio dei genitori, e Barbara nata in Svizzera ad Arlesheim quando il legame con la Lario non era ancora ufficiale (Berlusconi doveva ancora separarsi), e comunque sei anni prima che i genitori si sposassero: più berlusconiana di ferro e interviste a “Chi” l’una (raccontano che partecipare ai vertici politici le piaccia davvero), più puntuta e interviste a “Vanity fair” l’altra, che al padre non ha fatto mancare critiche (dall’“avrei venduto a Murdoch” all’«un uomo politico non può permettersi la distinzione tra pubblico e privato» in pieno caso Noemi); due figli (maschi) ciascuna (Marina dopo i 35, Barbara prima dei 25); una laureata l’altra no; una coi complimenti di Massimo Cacciari l’altra no.

Destinate entrambe a incarnare il futuro del padre Silvio, anche lui primogenito rispetto a Paolo, sia detto per inciso. In Fininvest, nel Milan e da ultimo a quanto pare anche in politica. “La politica non è fatta di successioni, ma di esperienza e competenza”, ha detto giorni fa Pier Silvio a smentire l’immediato ingresso di una delle sue sorelle in politica (“semmai tra molti anni”).

Eppure, a chi ha osservato la morìa di delfini del Cavaliere in questi vent’anni (l’ultimo, Alfano), e vista pure la fine tutti i suoi (ex) alleati, non pare davvero che l’eredità berlusconiana in politica possa trasmettersi fedelmente altro che così, per via cromosomica. Magari, giusto con un salto di genere che, considerate le attitudini del Cavaliere, altro non sarebbe che un ulteriore perfezionamento del berlusconismo. Un Berlusconi donna è in fondo quel che per lungo tempo tanti berlusconiani hanno sognato di notte.  (L’Espresso)

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