L’incompetenza dell’arrogante Lotito, che in extremis ha provato a boicottare “Di Padre in Figlio”

L’incompetenza dell’arrogante Lotito, che in extremis ha provato a boicottare “Di Padre in Figlio”

Ha provato ad offuscare l’evento “Di Padre in Figlio” cercando di invitare, all’ultimo momento, il figlio di Maestrelli alla “bizzarra” presentazione delle divise da gioco per la stagione 2014/2015 che è andata in scena ieri a Formello. Ovviamente non c’è riuscito. E ai più attenti non è neanche necessario spiegare…

Ha provato ad offuscare l’evento “Di Padre in Figlio” cercando di invitare, all’ultimo momento, il figlio di Maestrelli alla “bizzarra” presentazione delle divise da gioco per la stagione 2014/2015 che è andata in scena ieri a Formello. Ovviamente non c’è riuscito. E ai più attenti non è neanche necessario spiegare il perché. Facciamo un passo indietro.

Roma, Piazza San Silvestro, 9 luglio 2013.

La Lazio ha appena presentato le nuove maglie in vista della prossima stagione. In un attimo, si assiste al delirio. Lotito sale sul palco, si improvvisa capopopolo, ha un tono di voce da Istituto Luce, inizia ad arringare la folla con promesse assurde, cui qualche tifoso, reso miope probabilmente dalla vittoria della Coppa Italia, riesce addirittura a credere: “Siamo la prima squadra della Capitale (che però finirà il campionato con più di trenta punti di distacco dalla Roma). Vinceremo ancora già a partire dal 18 agosto (data della finale di Supercoppa Italiana, Lazio-Juventus 0-4). Ci aspetta un duro cammino, proveranno a ostacolarci, ma non ci piegheremo perché abbiamo l’orgoglio di rappresentare Roma. Vogliamo vincere e opporci allo strapotere del Nord”.

In quel discorso, che i più ricorderanno, si riescono a scorgere tutte le caratteristiche (in riferimento al calcio, per carità…) di un presidente bugiardo, arrogante e incompetente. Che ieri sera, per cercare di boicottare a modo suo la festa della gente laziale, ha convocato una riunione a Formello per le 19.00. E che sicuramente avrà fatto finta di non sentire il coro del popolo biancoceleste, che col cuore in gola ha acclamato Sergio Cragnotti come unico presidente della SS Lazio.

Un personaggio sgraziato, retorico, con una dialettica approssimativa, una cultura calcistica imbarazzante, pronto a promettere, quella sera a Piazza San Silvestro, che la Lazio “sfiderà lo strapotere del Nord” e pronto poi a sparire, sistematicamente, dopo ogni sconfitta. Di un personaggio che annuncia l’arrivo di quattro campioni e poi prende l’impresentabile Ciani e il degente di lungo corso Ederson.

Di un personaggio che a un giorno dalla fine del mercato, annuncia che la Lazio farà un colpo, e poi ai tifosi “regala” il portiere albanese Berisha. Un personaggio che per rinfozare la difesa prende Novaretti, che per sostituire Hernanes “regalato” all’Inter senza un perché si presenta con Kakuta e pretende anche che la gente non si arrabbi.

Arrogante, ma di un’arroganza grassa, pacchiana, che lo porta ad essere deriso in ogni salotto televisivo  in cui viene ospitato, incompetente, perché perde Zarate e Pandev a zero euro e fa spendere alla Lazio 8 milioni per Felipe Anderson. Un personaggio che non a caso ha disertato “Di Padre in Figlio” e fatto in modo che Keita, Radu e Ledesma fossero presenti rigorosamente in borghese, senza maglia o divisa ufficiale.

Un personaggio che ha allontanato i tifosi dallo stadio, che ha fatto identificare un universitario che lo ha criticato durante una conferenza, che ha risposto male per strada ad un papà con il proprio bambino, che riesce sempre a essere inopportuno, che in ormai nove anni di gestione ha condotto per ben cinque volte la Lazio al di sotto del settimo posto, che ha lasciato i tifosi biancocelesti in balia del caos dopo i fatti di Varsavia, che viene ormai considerato quasi all’unanimità una condanna sportiva impossibile da sopportare.

In poche parole, un presidente che non è un presidente. Ancor più dopo la splendida serata che il popolo della Lazio si è regalato ieri. Una tifoseria capace di riempire uno stadio con 70.000 persone gonfie d’amore merita altro. Non può continuare ad essere ostaggio (affettivamente parlando) di una gestione che ormai da dieci anni fa rima con disaffezione. (http://www.lultimaribattuta.it)

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