La triste storia di Kuba Blaszczykowski

La triste storia di Kuba Blaszczykowski

Leggendo le note di Jakub Blaszczykowski si vede il crescendo della carriera di un calciatore che con il tempo è riuscito sempre più a progredire. Il giovane Blaszczykowski, che sin da piccolo si fa chiamare Kuba, inizia la sua carriera professionistica con il KS Czestochowa, città della Madonna di cui…

Leggendo le note di Jakub Blaszczykowski si vede il crescendo della carriera di un calciatore che con il tempo è riuscito sempre più a progredire. Il giovane Blaszczykowski, che sin da piccolo si fa chiamare Kuba, inizia la sua carriera professionistica con il KS Czestochowa, città della Madonna di cui era tanto devoto Giovanni Paolo II, poi Kuba passa al Wisla Cracovia e lì viene notato dagli osservatori del Borussia Dortmund, che gli fanno firmare un contratto di quattro anni. Con i giallo-neri Kuba gioca annate meravigliose, diventa un idolo della tifoseria e soprattutto diventa un calciatore inamovibile. Con Klopp il centrocampista vince due titoli di Germania, due Supercoppe e disputa una finale di Champions League, in mezzo c’è la conquista della fascia di capitano della Polonia, con cui realizzò un gol meraviglioso contro la Russia ad Euro 2012. Il dramma – Fin qui questa è una storia più o meno normale, ma prima che Blaszczykowski diventasse Kuba il beniamino del Westfalen Stadion una tragedia si è abbattuta su di lui. Perché nel 1996 quando Kuba aveva 10 anni il padre Zygmunt accoltellò a morte la madre Anna proprio sotto gli occhi del figliolo, che di fatto restò senza famiglia, perché il padre finì dritto in galera. Una sola volta ha parlato di questa vicenda ‘Kuba’, che dopo la tragedia rimase bloccato per cinque giorni a letto. Il giocatore, che parlò alla vigilia di Polonia – Grecia, match inaugurale di Euro 2012, disse poche parole, ma molte precise: “Non ho mai perdonato mio padre: mi sono chiesto tante volte perché, ma ora vado avanti.”. E Jakub è andato avanti anche grazie alla nonna materna Felicja che lo ha cresciuto, e grazie allo zio Jerzy Brzeczek, ex calciatore con all’attivo una quarantina di presenze in nazionale, che fece di tutto per fare diventare calciatore il proprio nipote. (Fanpage)

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