LIberaLaLazio: qualcuno potrebbe approfittarne?

LIberaLaLazio: qualcuno potrebbe approfittarne?

ROMA – Vive sotto scorta. Non è una novità, perché già da qualche anno è necessaria per proteggerlo. La scorta è stata confermata. Succede ogni sei mesi e non ci sono stati dubbi. Questa è la notizia: è tornata la massima allerta su Lotito e intorno alla Lazio. Le minacce…

ROMA – Vive sotto scorta. Non è una novità, perché già da qualche anno è necessaria per proteggerlo. La scorta è stata confermata. Succede ogni sei mesi e non ci sono stati dubbi. Questa è la notizia: è tornata la massima allerta su Lotito e intorno alla Lazio. Le minacce di morte, i numeri dei telefoni del presidente (e del diesse Igli Tare) pubblicati su Facebook, la contestazione montata e riesplosa ai livelli di guardia venti giorni fa per la cessione di Hernanes all’Inter hanno fatto scattare le misure di sicurezza. Lo hanno fatto sapere dalla Prefettura: c’è un’oggettiva situazione di rischio per Lotito e sono in corso gli accertamenti, scattati dopo una serie quasi interminabile di telefonate ricevute nei primi tre o quattro giorni di febbraio, una anche quando il presidente della Lazio era appena entrato negli uffici della Lega a Milano e stava parlando, registrato da microfoni e televisioni, con i giornalisti.

SLOGAN – Un clima intimidatorio che non si respirava da qualche anno e che puntualmente si innesca a Formello quando si moltiplicano le critiche per l’operato della società biancoceleste. Era successo nel 2009 con la Lazio di Ballardini in lotta per non retrocedere e i casi Pandev-Ledesma sullo sfondo oppure tre anni prima, in modo decisamente più fragoroso, quando Chinaglia era riapparso dagli Stati Uniti proclamando l’intenzione di rilevare il club, quotato in Borsa. Nel giro di un mese scattarono gli avvisi di garanzia e dopo l’estate, con gli arresti, spuntò persino l’ombra dei Casalesi e della camorra. Storia non ancora conclusa nelle aule dei tribunali. Ora c’è lo slogan «Libera la Lazio» rivolto a Lotito e nell’era dei tempi moderni l’invito a lasciare la società biancoceleste viaggia allegramente via internet. Occhi aperti ed estrema prudenza, sarebbe il caso di aggiungere. Perché il malumore della Curva Nord è accertato, così come Lotito deve fare i conti e prendere atto dell’insofferenza di una larga parte del popolo biancoceleste, stanco di vivacchiare nel limbo. In dieci anni due Coppe Italia e una Supercoppa, ma solo un terzo posto e una qualificazione Champions in campionato. Questo dicono i risultati.

PROCURA – Tutti chiedono al presidente il salto di qualità, perché l’epoca del risanamento è conclusa. E’ normale, ogni tifoso ha bisogno di sognare, di emozionarsi, di affezionarsi ai suoi campioni preferiti. Ma un conto è criticare e contestare, un altro è passare alle intimidazioni fisiche o verbali. Neppure è normale che il presidente di una squadra di calcio debba vivere sotto scorta nella sua città. Lotito, si è appreso da fonti giudiziarie, ha presentato una querela a Piazzale Clodio relativa alle minacce ricevute venti giorni fa. E il fascicolo è finito sul tavolo di Michele Prestipino, 55 anni, procuratore aggiunto della Procura di Roma. E’ arrivato nello scorso settembre dalla Dia di Reggio Calabria e in precedenza aveva lavorato a Palermo: conduceva inchieste su mafia e n’drangheta

AZIONI– Niente a che vedere con la Lazio, ma segnali e dettagli aiutano a comprendere il contesto e gli scenari. Le istituzioni vigilano, questo è sicuro, così come sono in tanti a non gradire il modo di condurre la società di Lotito, che altre volte in passato si era dovuto difendere non solo dalle critiche. E allora bisogna discernere, verificare, classificare per bene ogni situazione. Perché, nel mezzo della contestazione, si potrebbe anche insinuare o nascondere chi vorrebbe sfruttare l’onda emotiva per provare a sfilare il controllo della società a Lotito. E’ solo un’ipotesi, perché in passato è successo. E ogni volta potenziali acquirenti si sono rivelati dei flop. D’altra parte, come la storia insegna, chi possiede certe credenziali si presenterebbe in un altro modo. E senza il rumore dei nemici. (Corriere dello Sport)

 

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