Lotito, la paura fa… 50.000!

Lotito, la paura fa… 50.000!

Paura e gioia, odio ed entusiasmo, falsità e generosità. Sembra la confluenza tra il Rio Blanco e il Rio Negro in questo momento il mondo Lazio, l’incrocio tra due fiumi che immettono acqua di un colore diverso, opposto, in un unico fiume. E purtroppo non c’è niente di nuovo rispetto…

Paura e gioia, odio ed entusiasmo, falsità e generosità. Sembra la confluenza tra il Rio Blanco e il Rio Negro in questo momento il mondo Lazio, l’incrocio tra due fiumi che immettono acqua di un colore diverso, opposto, in un unico fiume. E purtroppo non c’è niente di nuovo rispetto a quello che è successo negli ultimi 9-10 anni.

Guardi la prima pagina de “Il Corriere dello Sport” e ti cadono letteralmente le braccia: “LAZIO, MASSIMA ALLERTA”. E pensi quasi ad una guerra, invece è la solita solfa, la solita lagna di Lotito che continua a piangere dipingendosi come un “perseguitato”, che continua a girare con liste di 30-40 nomi bussando alle porte di prefetto, questore, commissariati di zona e politici chiedendo agli amici o presunti tali di “azzerare” nuovamente gli “avversari”, di mettere in qualche modo il bavaglio alle voci del dissenso. Con una sceneggiata ridicola mentre faceva una conferenza stampa in Lega Calcio, ha provato a trasformare una telefonata di un tifoso (che ha sbagliato, soprattutto perché gli ha fatto un assist) in cui gli si chiedeva solo di “LIBERARE LA LAZIO”, in un intervento minaccioso, quasi in un attentato. E tutti ad abboccare, tutti a dare credito ad un qualcosa che in un procedimento in corso da anni è stato smontato pezzo per pezzo dagli avvocati della difesa, arrivando addirittura a scoprire che alcune di quelle minacce portate come prove erano state costruite addirittura dentro casa di Lotito, dalla moglie e dalla governante. E’ stato provato (dai tabulati) che alcune di quelle presunte “telefonate minatorie” partivano da utenze intestate a Cristina Mezzaroma… E potrei andare oltre. Ma di questo, non ho letto nulla o quasi sui giornali. Se Lotito invece dice “mi minacciano, mi vogliono scippare la Lazio, la contestazione è figlia dell’attività di 30-40 istigatori alla violenza che agiscono per interessi”, ecco che arriva il titolo a caratteri cubitali, mentre del fatto che la gente laziale si sta risvegliando, che nell’ambiente sta nascendo o rinascendo un qualcosa di straordinario dopo anni di apatia, niente o quasi.

Non ho visto nessuno prendere posizione contro Lotito chiedendogli in modo deciso il perché dell’aumento del prezzo dei biglietti, del perché del tentativo di far spostare la partita a lunedì sera (e il giovedì giochiamo in Bulgaria il ritorno di Europa League…), del perché della mancata apertura immediata della Curva Maestrelli, poi dell’apertura ritardata, seguita dopo poche ore dalla nuova chiusura. Insomma di tutti i tentativi che ha fatto e che sta facendo per impedire in tutti i modi che lo stadio domenica sera si riempia. Curva Nord, Distinti Nord e Distinti Sud Est sono esauriti, sta riaprendo la Curva Maestrelli, la Tevere offrirà un colpo d’occhio che non si vedeva da anni in campionato, la gente si sta mobilitando, ma si parla di tutto meno che di questo. E se si affronta l’argomento lo si fa scrivendo “ma c’è anche gente a favore di Lotito”, oppure dando voce a lecchini e lacché che sostengono “che questa protesta è inutile”. La realtà è una sola: LOTITO HA PAURA, perché si rende conto che la gente si sta compattando, che l’opera di devastazione dell’ambiente portata avanti per anni e che gli ha consentito di restare tranquillo al comando per tutto questo tempo, alla fine ha prodotto l’effetto contrario.

Sto assistendo a cose fantastiche in questi giorni, che meriterebbero titoli a nove colonne, forse addirittura un libro. Sto vedendo un popolo che senza nessun supporto mediatico si sta mobilitando con il passaparola, superando ogni genere di ostacolo: dalla vendita a singhiozzo dei biglietti, all’aumento dei prezzi ed ora anche al blocco parziale del traffico (le macchine Euro4 e Euro5 possono girare senza problemi…) imposto da un’amministrazione comunale che conferma ancora una volta la sua ottusità, dimenticando che la sera si gioca una partita e lasciando come fascia libera per la circolazione la fascia oraria in cui si gioca abitualmente, ovvero quella delle 15. Sto vedendo gente che hanno messo mano al portafoglio per regalare a “fratelli laziali” (termine che non uso mai, ma che mai come questa volta calza a pennello…) che sono in difficoltà una domenica di lazio allo stadio. Non faccio cognomi per rispetto della privacy, ma vedere una ragazza che manda 16 euro di ricarica della Poste Pay per regalare un biglietto di Curva Nord ad un papà che ha fatto l’abbonamento “cucciolone” al figlio ma che aveva problemi questa settimana a comprare il biglietto, è un qualcosa che meriterebbe un articolo. Come la vicenda di Roberto, che ha preso 6 anni di Daspo perché gli hanno trovato sotto la sella una sessantina di biglietti di Curva. Faceva il “bagarino” Roberto, ha pagato il suo errore, domenica non potrà essere allo stadio, ma mi ha scritto e mi ha detto: “Ti spedisco 50 euro, usali per far felice qualcuno e per farlo urlare al posto mio”. Bene, Roberto ha mandato allo stadio un papà con due figli. Un uomo che si è quasi messo a piangere (e con lui la moglie) per aver ricevuto un simile dono che gli consentirà domenica di essere un “eroe” per i suoi figli. Come dovrebbe essere visto un papà da ogni figlio. Potrei parlare di Manila, che ha regalato due biglietti ad una mamma e un figlio, oppure di Daniele De Luca, Gianluca De Luca, Federico Betti e Alessandro Lonati (metto i nomi perché mi hanno autorizzato), che ne manderanno addirittura 13 allo stadio di laziali che non potendosi permettere il biglietto domenica sarebbero rimasti a casa. Oppure di Umberto Previti (figlio di Cesare, salito suo malgrado alle cronache quando giocava come portiere nelle giovanili della Lazio per un’intercettazione tra il padre e Lotito), che ha regalato una domenica speciale a 6 tifosi in difficoltà. Oppure come Stefano Bacchiocchi e tanti altri che hanno fatto ma hanno scelto di restare anonimi. Professionisti e impiegati, ma semplicemente tifosi. Che interessi hanno queste persone nell’aiutare altri laziali che vogliono portare all’Olimpico la loro voce di protesta contro una gestione che non sopportano più? E lo stanno facendo in modo civile, alla luce del giorno, senza imprenditori o cordate da sponsorizzare, ma solo perché vogliono un futuro diverso.

QUESTI SONO I LAZIALI di cui nessuno parla, perché a tanti fa comodo descriverci come quelli beceri che insultano Lotito, come quelli “brutti, sporchi e cattivi” da mettere sotto inchiesta o da cacciare dagli stadi. Da quegli stadi, Olimpico in testa, in cui siedono in Tribuna Autorità persone condannate che non potrebbero ricoprire le cariche che ricoprono, oppure che il Daspo (che vale anche per gli illeciti sportivi), lo hanno evitato solo perché trovano sempre qualcuno disposto a dargli una mano nei palazzi della politica o in quale procura. Perché questo paese funziona (eufemismo) così. Da sempre. Quindi, perché parlare di un corteo pacifico, di uno stadio che si riempie, di una scenografia in cui un muro umano comporrà non una frase di insulto, ma un LIBERA LA LAZIO che è diventato oramai un urlo comune, quasi disperato. Come lo è stato per anni, tra la stessa indifferenza GIUSTIZIA PER GABRIELE, quando si dava più risalto alle interviste di Spaccarotella che non al dolore della famiglia Sandri. Ma come è stata vinta quella battaglia, alla fine vinceremo anche questa, senza nessun aiuto. E se voi che ancora non avete fatto il biglietto non provate nulla dopo aver letto queste righe, restate a casa domenica, perché non ci servite. Se invece avete sentito quel brivido che prova ogni tifoso quando capisce che sta succedendo qualcosa di grande, allora alzatevi dalla sedia e andate a fare il biglietto, portando un fratello o un amico, come ai bei tempi. Perché quei 50.000 che potrebbero riempire l’Olimpico domenica sera, fanno paura a tanti. Soprattutto a chi guida la Lazio e la tiene in ostaggio, recitando però il ruolo della vittima.

 

Gabriele Gerini

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