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Pato al CorSera: “Fu Berlusconi a bloccare la mia cessione al Psg, non Barbara! Il Milan…”

ROMA - Dagli applausi di San Siro ai fischi, fino all’inevitabile cessione. La storia rossonera di Alexandre Pato non è certo stata a lieto fine. Il brasiliano, dopo aver bruciato le tappe, entrando nel cuore dei tifosi milanisti, si...

redazionecittaceleste

ROMA - Dagli applausi di San Siro ai fischi, fino all’inevitabile cessione. La storia rossonera di Alexandre Pato non è certo stata a lieto fine. Il brasiliano, dopo aver bruciato le tappe, entrando nel cuore dei tifosi milanisti, si spento con il passare degli anni, condizionato anche dai tanti (troppi) problemi fisici. Infortuni che, una volta tornato in Brasile, sono via via spariti: "Al San Paolo sono stato accolto bene - ha dichiarato il papero al Corriere della Sera -, mi ha poi raggiunto Kakà e soprattutto non ho più avuto infortuni. Posso solo ringraziare i medici per il loro grande lavoro". Quello che, purtroppo, non è accaduto a Milano: "Non sono un medico e sarei avventato a muovere accuse specifiche. Mi limito ai fatti: ogni trattamento a cui sono stato sottoposto non ha funzionato. Solo qui i dottori sono stati in grado di farmi recuperare con calma e completamente. Mi sono posto mille domande, cercavo spiegazioni. Ho continuato a chiedermi cosa stesse succedendo e se fossi io il problema. Diciamo che la mia autostima ne ha risentito".

BARBARA - Si passa, poi, alla love story con Barbara Berlusconi. Un rapporto che, assicura Pato, non gli ha creato problemi all’interno dello spogliatoio: "Ho sempre tenuto separati gli aspetti personali da quelli professionali. Quella era la mia vita privata. Sono sempre stato un professionista e mi sono preso le mie responsabilità. Sono sicuro che Barbara farà grandi cose per la società". I tifosi sono convinti che sia stata proprio Lady B a bloccare il suo trasferimento al Paris Saint-Germain nel gennaio del 2012, ma il brasiliano ci tiene a smentire: "Non è vero, fu il presidente Berlusconi. Lo stesso che mi portò al Milan e con cui ancora sono in contatto".

SENZA RIMPIANTI - Alla fine, come detto, le varie vicissitudini portarono all’addio e al ritorno in patria del giovane attaccante. Ma senza alcun rimpianto: "La scelta migliore per me è stata tornare in Brasile perché solo lì sono guarito. La mia ossessione era recuperare dagli incidenti muscolari. Sono legatissimo al Milan, a cui devo il mio sviluppo professionale. A Milano ho vinto lo scudetto e la Supercoppa italiana. Lì ho giocato 150 partite e segnato 63 gol: il Milan avrà sempre tutto il mio amore". (Milannews.it)