ROMA: IL TEVERE FA PAURA

ROMA: IL TEVERE FA PAURA

Lo spettro di una nuova piena del Tevere incombe sulla città eterna, come le nuvole gonfie d’acqua che la sovrastano da giorni. Cumuli scuri e minacciosi destinati a restare nel cielo della Capitale nelle prossime ventiquattro-trentasei ore e oltre, avverte la Protezione civile. Ma detriti, rami e interi tronchi d’albero…

Lo spettro di una nuova piena del Tevere incombe sulla città eterna, come le nuvole gonfie d’acqua che la sovrastano da giorni. Cumuli scuri e minacciosi destinati a restare nel cielo della Capitale nelle prossime ventiquattro-trentasei ore e oltre, avverte la Protezione civile. Ma detriti, rami e interi tronchi d’albero stanno ancora lì dalla piena «controllata» di metà novembre 2012. È passato più di un anno, la Giunta di centrosinistra guidata dal «sindaco a due ruote» Ignazio Marino si è alternata a quella di centrodestra di Alemanno e nessuno ha pensato a rimuovere i residui di legname e sporcizia varia che si sono accumulati sulle sponde, hanno risalito le banchine invase dalla fanghiglia melmosa che sconsiglia il percorso ai ciclisti e si sono perfino «arrampicati» sui piloni d’un paio di ponti, trovando lassù domicilio stabile, indisturbati e immoti. Resti di una guerra che la metropoli ha perso, scheletri su un campo di battaglia che non ha avuto vincitori. Un monumento all’inazione e all’indifferenza dell’amministrazione comunale, pronta (nel migliore dei casi) a entrare in azione in caso di emergenza per poi dimenticare i danni e relegare all’oblio quella parte dell’urbe invisibile dalle strade ma che rappresenta la ricchezza e la vita pulsante di molte città: il fiume e le sue sponde.

 

Il Tevere è di nuovo «arrabbiato». Non ha raggiunto i livelli di un anno fa, quando aveva sfiorato i 14 metri. Siamo a metà di quell’altezza. E però, dall’altra notte alle 15,30 di ieri, comunica la protezione civile, «si sono registrate lievi escursioni dei livelli idrometrici e dei suoi affluenti», sebbene non abbiano «mai superato i sette metri» (a essere esatti, alle 17 la stazione Ripetta ne registrava 6.52) e non si sia «verificato alcun superamento delle banchine di magra». Quindi, continua la nota, «la situazione al momento non desta preoccupazione». Speriamo che non siano le classiche ultime parole famose. Dodici mesi orsono, infatti, le esondazioni di canali e fognature provocate dalla pressione della piana del fiume, quella dell’Aniene, che uscì dagli argini non riuscendo a riversare tutte le sue acque nel Tevere, causarono allagamenti che, a loro volta, resero inagibili decine di strade dei quartieri settentrionali, costrinsero alla chiusura della stazione Roma-Nord «La Celsa» e centinaia di pendolari rimasero bloccati sulla Roma-Viterbo. Anche allora ci furono segnali. Anche allora furono ignorati o sottovalutati. Per il momento, le iniziative del Campidoglio sono state due: la polizia municipale ha chiuso tutti gli accessi alle banchine «fino a cessate esigenze e in via precauzionale», mentre la Protezione Civile cittadina ha convocato un Presidio Operativo composto dai rappresentati del Dipartimento «Simu», della Polizia Locale di Roma Capitale, di Ama, del Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde e della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde.

L’interdizione, tuttavia, non riguarda e non può riguardare chi sull’ex biondo fiume ci vive. Sotto alcuni ponti, infatti, sono rispuntati miniaccampamenti di senzatetto, italiani o stranieri, che hanno piantato lì le loro tende o i loro giacigli di fortuna. E che rischiano di venir trascinati via e scaraventati nelle acque limacciose se i livelli si alzano com’è accaduto nel 2012. Ieri mattina all’alba uno di loro, un cinquantunenne originario di Forlì «alloggiato» sotto il ponte Palatino, è finito tra i flutti. Sembra che sia stato un tentativo di suicidio, sventato grazie all’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco, che l’hanno ripescato e portato in ospedale. Il rischio, però, è ancora concreto per altri senza fissa dimora che hanno trovato rifugio sulle banchine ai lati del corso d’acqua.

Proprio ieri, a margine del meeting internazionale «Secoa» che si è svolto a Ostia l’assessore all’Ambiente di Roma Capitale ha sottolineato che «sul Tevere c’è un problema di sottovalutazione delle politiche legate all’assetto idrogeologico. Vorrei evitare – ha detto Estella Marino – che si ripetano le situazioni viste negli anni passati. Vorrei ricostituire l’Ufficio Tevere e Aniene e poi, assieme alla Regione, provare a intervenire su due temi: l’inquinamento e la pulizia degli argini, sponde e letto fluviale». Speriamo che non siano solo parole, visto che da anni si parla della riqualificazione del fiume senza che alle chiacchere seguano i fatti. Nel frattempo, Pdl e M5S hanno chiesto all’amministrazione comunale di Fiumicino di costituirsi parte civile in un processo contro la Regione e del Campidoglio se non verrà immediatamente istituito un tavolo tecnico con l’obiettivo di impedire che montagne di rifiuti vengano trascinate sulle coste del litorale. (Iltempo.it)

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