Schumacher, il mistero della telecamera. La famiglia non voleva consegnarla

Schumacher, il mistero della telecamera. La famiglia non voleva consegnarla

Fuori una folla silenziosa sempre più numerosa sventola bandiere rosse col cavallino, una bambina bionda tiene un cartello: «happy birthday Schumi». Schumi ha compiuto 45 anni nel reparto rianimazione.L’ingresso laterale dell’ospedale di Grenoble, un grosso arco in cemento grigio resta chiuso. Dentro, le condizioni di Michael Schumacher restano stabili, continua…

Fuori una folla silenziosa sempre più numerosa sventola bandiere rosse col cavallino, una bambina bionda tiene un cartello: «happy birthday Schumi». Schumi ha compiuto 45 anni nel reparto rianimazione.L’ingresso laterale dell’ospedale di Grenoble, un grosso arco in cemento grigio resta chiuso. Dentro, le condizioni di Michael Schumacher restano stabili, continua il coma farmacologico, la famiglia fa sapere ai fan, tanti arrivati in pullman dall’Italia, che il loro campione continua a «battersi». Come sempre.

LA RIVELAZIONE
Ma le indagini sulle cause della terribile caduta sulla neve di Meribel intanto vanno avanti. Ieri la rivelazione: su quel casco che si è spaccato in due sulla pietra c’era una piccola videocamera portatile, una di quelle sempre più in uso dagli sportivi, soprattutto sciatori o sub. Era stata notata da alcuni testimoni e gli inquirenti l’avevano cercata invano sul luogo dell’incidente. La procura di Albertville ha scoperto che era stata da subito recuperata dalla famiglia che in un primo tempo aveva pensato di non consegnarla per «motivi di privacy».

LA PORTAVOCE
Non trattandosi di un’inchiesta su un crimine ma su un incidente, i familiari non erano in teoria tenuti a consegnarla agli inquirenti, che ieri nel tardo pomeriggio però ne sono entrati in possesso, recuperando anche il casco. Impossibile sapere, almeno fino a tarda serata, se la videocamera fosse in funzione al momento dell’incidente e se ha filmato gli ultimi istanti prima della caduta. Potrebbe aiutare a capire se la velocità è all’origine del dramma. Anche se non ha fornito nessuna precisazione sulle cause, la portavoce di Schumacher Sabine Kehm, ha sinora sempre contestato questa versione.
«La comunicazione delle conclusioni dell’inchiesta sarà fatta in priorità alla famiglia, molto prima che alla stampa» ha precisato il procuratore Patrick Quincy, preso d’assalto dai giornalisti. Alcuni dei suoi collaboratori hanno comunque assicurato che «l’inchiesta va avanti», che «molti elementi sono stati riuniti» e «molte persone ascoltate». Tra queste, anche Mick, il figlio quattordicenne di Schumacher. Il ragazzo è stato interrogato dagli inquirenti, aiutati da un interprete, all’ospedale di Grenoble, con un suo amico, anche lui presente al momento dell’incidente.

GENDARMI ALLO CHALET
Ieri, il muro dell’ingresso dell’ospedale di Grenoble è stato varcato da un solo visitatore diretto al reparto rianimazione: Philippe Streiff, ex pilota di Formula 1 della Williams, originario di Grenoble. «Sono venuto a sostenere il mio amico Michael», ha detto semplicemente arrivando in ospedale. Nel 1989, Streiff restò paraplegico in seguito a un terribile incidente durante le prove del Gran Premio di Rio. Nessuna nuova informazione è filtrata sulle condizioni di Schumacher. Si resta ad uno stato «stabile» ma «critico». Ieri doveva essere un giorno di festa. Tutto era stato già preparato per festeggiare i 45 anni di Schumi nello chalet di Meribel. Da domenica lo chalet è chiuso, protetto da una pattuglia di gendarmi. (Leggo.it)

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