Schumacher, un mese al buio dopo l’incidente I medici: “Più passa il tempo, peggio è”

Schumacher, un mese al buio dopo l’incidente I medici: “Più passa il tempo, peggio è”

MILANO – “Schumi, tutti i nostri pensieri per te e per la tua famiglia”. Un mese dopo l’incidente di sci, il 29 dicembre, quando sbattè la testa sulla roccia che affiorava dalla neve francese di Meribel, al quinto piano dell’ospedale di Grenoble resta lo striscione bianco appeso dai tifosi del…

MILANO – “Schumi, tutti i nostri pensieri per te e per la tua famiglia”. Un mese dopo l’incidente di sci, il 29 dicembre, quando sbattè la testa sulla roccia che affiorava dalla neve francese di Meribel, al quinto piano dell’ospedale di Grenoble resta lo striscione bianco appeso dai tifosi del campione tedesco”. Da quel maledetto giorno Michael Schumacher, operato due volte e in coma farmacologico, resta nel reparto di rianimazione. Il suo cervello non offre ancora ai medici i segnali di miglioramento sperati: ogni giorno proseguono i tentativi di staccarlo dalle macchine, nella speranza che possa respirare da solo. Anche i sedativi sono stati alleggeriti, ma per ora non ci sono novità positive.  Ogni giorno potrebbe essere quello del risveglio, ma quel giorno – atteso con speranza, soprattutto dalla famiglia e dai milioni di tifosi in tutto il mondo. – non è ancora arrivato. E sullo stato di salute del campione non sono arrivate nuove notizie. Già il 31 dicembre scorso erano stati i neurochirurghi Stéphane Chabardes ed Emmanuel Gay, insieme al capo del reparto di rianimazione dell’ospedale di Grenoble, Jean-François Payen, a spiegare come non sarebbe state date altre informazioni, fino a che non ci sarebbero stati «fatti nuovi e significativi». 

 

TUTTI I GIORNI
Tutti i giorni la moglie Corinna va a trovare il suo Michael, mentre i figli Gina Maria e Mick, con lui sugli sci quel giorno maledetto, sono ritornati a scuola con il cuore rimasto, però, accanto al loro papà. Rolf, il padre, e Ralf, il fratello pure lui ex pilota di Formula Uno, arrivano nel fine settimana a Grenoble, come anche Jean Todt, il grande capo che dai box dirigeva quella Ferrari straordinaria che Michael portava al trionfo nei Gp di tutto il mondo. “Michael è un combattente e noi non ci arrendiamo”, dice Corinna mentre assiste ai fisioterapisti che ogni giorno muovono i muscoli bloccati del suo adorato marito. 

LA TERAPIA
La terapia va avanti anche se il tempo non gioca a suo favore e le paure che Schumacher non possa tornare quello di un tempo aumentano. Da martedì scorso, ogni mattina i medici raggiungono il campione di Formula 1 nella sua stanza e cercano di ridestare il suo corpo. Provano a ricondurre all’autosufficienza il suo cervello, staccano per pochi secondi le macchine che lo tengono in vita e riducono progressivamente i sedativi. Secondo Jean-Marc Orgogozo, direttore della Federazione francese di neuroscienze: “Ogni giorno che passa senza che lui si svegli è un giorno perduto. L’obiettivo più importante adesso è quello di risvegliare il paziente, altrimenti c’è per lui il rischio di restare in questa condizione per sempre“.
Mentre tutto il mondo intorno a Michael prega perchè ritorni dal buio in cui è caduto e si chiede, anche, come potrà ritornarci, la Ferrari ritorna oggi in pista per provare la nuova F14T. Gli uomini della Rossa anche oggi omaggeranno il loro campione.

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