Seedorf sul suo Milan: “Divertire e attaccare in 6, che noia i moduli”

Seedorf sul suo Milan: “Divertire e attaccare in 6, che noia i moduli”

La vittoria di Marassi ha confermato i progressi del nuovo Milan di Clarence Seedorf, già mostrati in Champions nonostante il ko con l’Atletico Madrid. L’allenatore olandese fa luce sulla propria filosofia, sia tecnica che psicologica, intrapresa per rilanciare la squadra rossonera.Lo fa alla ‘Gazzetta dello Sport’, dove sottolinea i capisaldi…

La vittoria di Marassi ha confermato i progressi del nuovo Milan di Clarence Seedorf, già mostrati in Champions nonostante il ko con l’Atletico Madrid. L’allenatore olandese fa luce sulla propria filosofia, sia tecnica che psicologica, intrapresa per rilanciare la squadra rossonera.

Lo fa alla ‘Gazzetta dello Sport’, dove sottolinea i capisaldi del suo ‘credo’: “Il sistema di gioco, i numeri… Appassionano enormemente voi giornalisti, ne discutereste per ore. Ma sa qual è la verità? Che nel calcio moderno il sistema esiste solo nella fase difensiva. In quella offensiva c’è fluidità totale, sei giocatori che si muovono continuamente in sincronia senza dare punti di riferimento. Per questo le domande sul modulo di gioco mi annoiano… Per ora a ritrovarsi, anche fisicamente. Poi si costruirà partendo dalle basi, dai giovani. Bisogna avere ambizione: solo in Italia ambizione è una parola sporca… “.

Seedorf ha poi proseguito: “Il Milan deve ritrovare la convinzione in se stesso. Per questo, ho cambiato ritmi e consuetudini di allenamento. Voglio che giochino, ridano, si divertano. Nelle sedute tecniche non mi soffermo mai troppo sugli errori. Mostro loro soprattutto ciò che hanno fatto bene. Erano appena dieci minuti? Fantastico, possono diventare venti, poi trenta, e infine una partita intera. Bisogna partire sempre da ciò che funziona”.

Capitolo Balotelli, sul quale l’ex centrocampista ha le idee chiare su come risollevarlo del tutto: “Mario in realtà è una persona squisita, dolce, sensibilissima. Si sente gravato di responsabilità enormi e, in fondo, non sue. Occorre sollevarlo, anzi liberarlo, dall’obbligo di rappresentare un simbolo. Restituire all’individuo il suo valore centrale significa sviluppare il potenziale umano con serenità. Errori compresi. Solo così diventerà un campione completo: quel giorno sarà una vittoria per me e tutti”.

L’idea del calcio tracciata da Seedorf lascia poco spazio alle polemiche: “Smettiamo tutti di concentrarci sulle circostanze. Non mi interessa l’episodio, la recriminazione, la sfiga, il risultato parziale. Ciò che conta è il finale. Mi esalta l’essenza, la possibilità che il gioco di squadra trionfi per le ragioni giuste. Il valore dell’esempio, dal politico al giocatore all’allenatore, è un immenso collante sociale”.

Il tecnico del Milan non dà peso ai giudizi esterni: “Nella mia carriera avrò speso al massimo cinquecento euro di giornali: so valutare le mie prestazioni e non mi piace essere influenzato. O criticato da chi non sa le cose: se uno gioca da vent’anni e in panchina per una volta indossa le ciabatte un motivo ci sarà… “.

 

Basso profilo quando gli viene chiesto di Allegri: “Di lui non parlo, non sarebbe corretto né elegante”. Mentre sul ritorno in rossonero Seedorf ha svelato: “Improvviso, più imprevedibile e meno contorto di quanto abbiate scritto, ma non inaspettato: con il Milan e i suoi dirigenti il filo della stima e dell’affetto non s’è mai interrotto. Galliani e Barbara Berlusconi d’accordo? Se sono qui mi pare che lo siano, o no?”.

L’avventura in Brasile resterà nell’album dei ricordi: “Stavo benissimo, l’ambiente mi riconosceva una professionalità che tanti miei colleghi non hanno – ha confidato l’olandese – Al Botafogo, per esempio, dicevo ai compagni devi fare questo e quest’altro. Un bel rompiballe. Alle volte mi ascoltavano, e le cose funzionavano. Alle volte no. Ora i giocatori devono darmi retta per forza, e magari un po’ per amore. In fondo è per il loro bene”.

Infine, Seedorf spende parole ‘dolci’ per Capello: “Ho cominciato con Van Gaal, un mito distante. Ho apprezzato enormemente Ancelotti, Lippi e Capello. Fabio è l’uomo che mi ha trasformato: con lui ho smesso di girare per il campo in cerca di gloria, mi ha dato una posizione, e soprattutto la convinzione che mi serviva per diventare un leader. Sì, i tre italiani hanno davvero qualcosa in più… “.

goal.com

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