Sette punti in tre partite, Seedorf come Capello

Sette punti in tre partite, Seedorf come Capello

l Milan di Fabio Capello, quello che riuscii a subire solamente 15 gol in una stagione – con Sebastiano Rossi fra i pali – e che vinse lo Scudetto, era tutt’altro che una squadra divertente. Qualcuno mugugnava, per la qualità del gioco. Ma l’adagio era molto semplice “Vince annoiando, chissà…

l Milan di Fabio Capello, quello che riuscii a subire solamente 15 gol in una stagione – con Sebastiano Rossi fra i pali – e che vinse lo Scudetto, era tutt’altro che una squadra divertente. Qualcuno mugugnava, per la qualità del gioco. Ma l’adagio era molto semplice “Vince annoiando, chissà se il Milan giocasse anche bene”, sottolineando come i rossoneri sembravano già superiori nonostante una brillantezza tutt’altro che invidiabile. C’erano solo i risultati, che sono quelli che poi contano ovunque, tranne forse al Real Madrid e al Manchester United, ma solo se ti chiami sir Alex Ferguson.
Ecco perché i sette punti di Clarence Seedorf, nelle ultime tre partite, rappresentano una bellissima boccata d’ossigeno, perché passare da 22 punti a più cinque dalla terzultima a 29 e (almeno) un più undici aiuta certamente a pensare positivo.

 

Non troppo, perché il Milan visto in queste settimane è stato, appunto, una sorta di rivisitazione del Capello pensiero, raggiungendo risultati ma non gioco. E, a differenza di quella squadra, la difesa non è composta da grandissimi campioni come Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini e compagnia. Anzi, il gol di Immobile è la cartolina adatta per capire che, probabilmente, sarebbe stato opportuno prendere un centrale difensivo. A questo giro toccare ringraziare Farnerud che, di testa, ha mandato alto da due passi.
Questo per spiegare che, sì, Seedorf ha iniziato parecchio bene la sua avventura al Milan, ma la mancanza di qualità difensiva potrebbe indurre a pensare che sia solamente un falso positivo. Honda è stato impresentabile, gli esterni nel 4-2-3-1 non saltano pressoché mai l’uomo per poi puntare la fascia. Insomma, c’è da lavorare, e non è detto che tutti i tasselli, alla fine, vadano al posto giusto. Con l’Atletico Madrid, in Champions, incominceranno i veri esami di maturità. E il primo è stato già fallito, in Coppa Italia. (Tmw)

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