Wilkins: “L’alcol mi ha quasi distrutto ma il peggio è passato”

Wilkins: “L’alcol mi ha quasi distrutto ma il peggio è passato”

L’ex centrocampista del Milan, Ray Wilkins, ha raccontato al Daily Mail la sua lunga battaglia contro depressione, alcol e una malattia debilitante come la colite ulcerosa. Ecco le sue parole, riportate dall’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport: “Ho deciso di parlare e raccontare la verità sulla mia storia. L’esonero…

L’ex centrocampista del Milan, Ray Wilkins, ha raccontato al Daily Mail la sua lunga battaglia contro depressione, alcol e una malattia debilitante come la colite ulcerosa. Ecco le sue parole, riportate dall’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport: “Ho deciso di parlare e raccontare la verità sulla mia storia. L’esonero al Chelsea, nel 2010, mi ha fatto sprofondare in un buco profondo. Ho sofferto di depressione e uno stato mentale come questo favorisce l’uso di alcol. Ho sempre avuto problemi di insicurezza. All’età di 18 anni, quando divenni capitano delle giovanili del Chelsea, mi davano il Valium per calmarmi l’ansia. Ho sofferto di depressione anche alla fine della carriera. Ero al capolinea, avevo 40 anni. E’ dura rimpiazzare quello che ti dà lo sport. Mi sono ripreso solo lavorando. Allenare non è la stessa cosa che essere calciatore, ma il contatto con lo spogliatoio ti aiuta. Il mio equilibrio precario crollò nuovamente quando il Chelsea mi licenziò. Pochi mesi prima, con Ancelotti avevamo vinto campionato e Coppa d’Inghilterra. Nel maggio 2012 mi fermarono con l’auto e al test dell’etilometro risultò un livello tre volte il limite consentito. Un giorno finalmente parlai con mia moglie Jackie e i ragazzi. Mi dissero ‘stai andando sempre più giù, hai bisogno di aiuto’. Mi rivolsi allora allo Sporting Chance, la struttura di supporto per atleti che soffrono di problemi mentali e dipendenze. Ho affrontato un lungo percorso. Ho cominciato anche a prendere sette pillole al giorno per combattere la colite ulcerosa. Lentamente sono rinato. Ora vado dallo psicoterapeuta una volta la settimana e le pasticche sono diminuite. La mia malattia è purtroppo imbarazzante. Ti costringe ad andare al bagno più volte il giorno. Ora vorrei solo tornare a lavorare, in campo o con i media. Il peggio è passato. Ho accettato l’idea di essere un uomo malato e di curarmi”. (Milannews.it)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy