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UNA VITA DA LAZIALE- Manzoni, i bravi e gli occhi al cielo

UNA VITA DA LAZIALE- Manzoni, i bravi e gli occhi al cielo

di cittacelesteredazione

di Simone Cesarei

ROMA- Beh, che non sarebbe stato facile lo sapevamo. L’Atalanta è una squadra forte, con grinta, gioco e tutte quelle belle cose che dicono negli studi televisivi. Cose “politically correct”, per non fare torto a nessuno, ma tutti sanno che la Lazio è più forte. Anzi, tutti sanno che la Lazio è forte, punto e basta. Eppure “questa Champions non s’ha da fare, ne ora ne mai”, c’è Manzoni tra Inzaghi e il nostro sogno. La Lazio e la Champions League, due promessi sposi tra cui si sono frapposti gli scagnozzi di don Luciano. I bravi questa volta vestono cappelli nerazzurri. Sapete, quelli con la piuma, mediavali, un sacco fighi da indossare a carnevale. Fatto sta che con l’Udinese che si scansa palesemente davanti all’Inter, la Lazio impatta con l’Atalanta in una partita che poteva finire molto, ma mooolto peggio. E sottolineo il “mooolto”.

ALZATE GLI OCCHI AL CIELO

Tifosi della Lazio

Si sapeva, quindi. Eppure c’erano comunque 45mila persone in un Olimpico che scoppiava di lazialità. C’è chi con quattro ore di sonno, reduce da un sabato sera galeotto, non ha rinunciato ad essere presente, oppure chi si è fatto da casa sua allo stadio a piedi perchè “er parcheggio non lo trovi mai”. Stavo per dirgli che in realtà cercando un po’ si trova, ma non ho voluto turbarlo. C’è un padre che, nel momento in cui la figlia ha chiesto quando sarebbero tornati a casa per fare i compiti, ha risposto: “Ma che te frega dei compiti, pensa alla Lazio va”. Magari mia madre mi avesse risposto cosi, qualche volta. Ce ne sono 45mila, di storie, di persone, di sogni e ambizioni. Di gente che rinuncia a tutto per essere presente, o di gente che non rinuncia a niente, ma resta comunque a sedere e mette tutto in stand by. Abbandona la vita reale, per concentrarsi sulla passione più grande e fatale che possa esistere. Lo sanno le madri, o le fidanzate, la Lazio non si batte. Non esiste cena fuori, casa libera o compito in classe che regga. Perchè vedendo quello stadio anche le nuvole si sono spostate, lasciando che il sole illuminasse la grande bellezza capitolina. La partita è stata una sofferenza assoluta e totale, in cui per almeno quattro volte abbiamo avuto l’effetto ottico di vedere la palla in rete alle spalle di Strakosha, ma vivere uno stadio così vale l’intero prezzo del biglietto, e forse anche di più, ma non ditelo a Lotito. Poi se gioca Caicedo, e segna, la goduria è doppia. Avanti Felipao, basta un ciuffo biondo dal parrucchiere di Luis Alberto e la magia di Re Ciro scorrerà in te. Dopotutto anche quando dovessero mancare le forze, o pensate di non farcela più, alzate gli occhi al cielo: ci sono almeno 45mila buone ragioni per continuare a correre e lottare. 

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