116 ANNI – Tommaso, 13 anni: Ultras Laziale – VIDEO

Tommaso c’ha 13 anni.
E sta in mezzo a voi.

Se ve guardate intorno, con attenzione, lo troverete. Io già l’ho inquadrato. N’ho visti mber po de tommaso. C’ha una bandiera in mano, e una sciarpa al collo.
C’è scritto: “ALE’ LA LAZIO”. E’ scolorita. Er becco de l’aquiotto che ce sta mpresso sopra, per quanto è vecchia quella stoffa, quasi non se vede più. A casa ce n’ha dumila. De tutti i tipi. Lui vole quella. M’ha detto che a regalajela è stato il nonno. Nonno Costantino.

Con quella è andato allo stadio la prima volta. E tutte le volte da allora. In nord. Bacio di mamma prima de partì, sciarpa, bandiera da una parte e la mano del papà dall’altra.

Tommaso c’ha 13 anni e agli amichetti, a scuola, dice di essere un Ultras.
Un Ultras della Lazio.

“Vedi – m’ha raccontato quarche giorno fa mentre sgranocchiava quarcosa – io dico di essere Ultras dal giorno in cui ho tenuto alzato al cielo un cartoncino al derby.

Ah, guarda, non saprei come raccontarlo. Sarà che me so’ visto Febbre a 90 a 7 anni, ma in quel momento me sentivo il ragazzino più potente al mondo. Mi sentivo parte di qualcosa, di qualcosa di grande.

Perchè mi padre m’ha detto che e m’ha fatto capì che senza quel cartoncino, il MIO cartoncino, la Nord – quella de cui me vanto a scola – non sarebbe stata la Nord.

Dico di essere un Ultras perchè proprio a scola, quando giocamo co’ le pigne ner cortile, io prima della conta già dico all’altri che vojo giocà insieme a quelli che tutti pensano esse più deboli.

Dico di essere un Ultras Laziale perchè è lei – la Lazio – il mio supereroe da appenne in camera. Perchè quanno se so organizzati in 4 pe sfilà la bicicletta ar mejo amico mio l’ho fatti scappà tutte quattro co du parole messe bene in fila e 5 nocche pronte a fa er loro.

Perchè il mio amore per lei, per la Lazio, è disarmante come lo schiocco d’un bacio o la carezza de mi madre.
Sono un Ultras perchè so’ cresciuto fra i palloni da raccoje sotto le bancarelle del mercato e le passeggiate co la mi regazza ar Colosseo.

Perchè ho salito co’ lo stesso orgoglio e spirito d’appartenenza i scalini della Nord e quelli dell’Altare della Patria.

Perchè a San Pietro vado a trovà Dio, sapenno che tutte le vorte che sarà vitale, lui verrà a trovà a noi, a dacce na mano, mano pe mano co Gabriele e tutti l’altri.

Perchè quando mi nonno stava in ospedale, prima de annassene, m’ha insegnato che esse ultras è un misto de puro amore e brividi.

E’ non conoscere resa ne stanchezza o chilometri. E fa spuntà fra le 500 medicine poggiate sur comodino de quell’ospedale un antenna. De na radiolina. Pe sentì… che fa la Lazio oggi?

Perchè lui m’ha insegnato guardannome dritto dentro all’occhi, il rispetto che si deve al centro del mondo. Il rispetto che si deve a Roma e alla sua storia. Il rispetto che si deve a chi fa parte, di quella storia.

Che me dispiace pe l’altri amici mia, ma parla tremendamente chiaro. Come chiaro è il simbolo che me porto stampato addosso.

Perchè l’Aquila era il simbolo di chi 2000 anni fa prendeva a calci in culo il mondo.

So’ Laziale, un Ultras Laziale.

Pe Fiorini, Bigiarelli, Chinaglia, Cecco e Maestrelli. Pe la scivolata de Nesta su Scholes, pe la manata de stam su Parente, pe la pioggia de Perugia, pe Gottardi, per il Mio Canto Libero allo stadio e pe Lucio Battisti, pe Sante Ancherani e la sua tripletta al primo derby a Piazza D’Armi, pe il tacco de roberto mancini, pe le 3 punizioni de sinisa, pe il 26 maggio, pe le coppe Europee, pe Giorgio Vaccaro.

Pe le coreografie al derby, pe lazio foggia, lazio vicenza, lazio campobasso, lazio real mallorca, pe Piola. Sono un ultras Laziale perchè pe certi amici mia la Lazio è stata madre, padre, amica o amante. Laziale pe Signori, Gazza, Simeone e quanti me ne scordo. Laziale perchè un ragazzo di 24 anni stasera sta qua a strillare con tutto l’amore che può, per qualcosa successo 116 anni fa. Ecco – m’ha detto Tommaso – perchè sono un Ultras”.

Tommaso non c’ha più 13 anni.
Tommaso è cresciuto. Su quella sciarpa sporca de vento e trasferte ogni simbolo o logo è scomparso. Non il senso. Non il valore. Non lo slogan. Alè la Lazio. Sempre. E suona come un Amen. Lunga vita alla Prima squadra della Capitale. Lunga vita al suo cuore che pulsa forte. 1 volta l’anno più di altre. Da 116 anni. Grazie al suo popolo. Fatto di gente che non s’è mai data per vinta o per spacciata. Come voi, come me. Come Tommaso. Che sorride fra di voi. E che non è mai esistito. Avanti Lazio. (ErMacca)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy